Visualizzazione post con etichetta Provincia di Vibo Valentia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Provincia di Vibo Valentia. Mostra tutti i post

FABRIZIA: DALLA CALABRIA L'ALBERO DI NATALE PER IL PAPA

E' iniziato dal comune di Fabrizia (Vibo Valentia) il viaggio, con destinazione Città del Vaticano, del maestoso abete che sarà adibito ad albero di Natale in piazza San Pietro durante le imminenti festività di fine anno.
E' iniziato dal comune di Fabrizia (Vibo Valentia) il viaggio, con destinazione Città del Vaticano, del maestoso abete che sarà adibito ad albero di Natale in piazza San Pietro durante le imminenti festività di fine anno. L'esemplare di abete bianco prescelto, alto 25,5 metri, ha un diametro di 55 centimetri, una circoferenza di 1,65 metri, per 10 metri di larghezza massima della chioma ed un peso stimato in 80 quintali. 
L'albero di Natale, donato a Papa Francesco, proviene dalla zona montana di "Passo dell'Abate" ed è di proprietà del Demanio regionale della Calabria. Dopo il trasferimento in elicottero, l'abete verrà caricato su un tir, che, scortato dalle volanti della Polizia stradale, lo condurrà a Roma e a Città del Vaticano per essere, infine, innalzato nel cuore di piazza San Pietro. Una volta allestito, l'albero di Natale sarà illuminato assieme ad una riproduzione della Natività, donata quest'anno dalla fondazione "Arena di Verona". Il tutto avrà luogo nel corso di una cerimonia in programma il 19 dicembre, alle 16.30.
 Il gigantesco abete bianco ha iniziato il suo lungo viaggio verso il Vaticano dal bosco di Passo dell’Abbate a quasi mille metri di altitudine, di proprietà della Regione Calabria e gestito dall’Azienda regionale Calabria Verde, che ha provveduto al taglio della pianta. L'albero è stato fissato al gancio baricentrico di Nuvola Rossa, l'elicottero Erickson S64F in dotazione al Corpo Forestale dello Stato, che può trasportare oltre 11 tonnellate di peso attraverso un cavo d'acciaio lungo 65 metri e spesso 25 millimetri. La pianta è stata poi trasportata in volo a valle in attesa di iniziare il viaggio via terra verso Roma. Le operazioni di terra sono state coordinate dal Comando regionale del Corpo forestale dello Stato per la Calabria in collaborazione con il Comando provinciale di Vibo Valentia, l'Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Mongiana e il Centro operativo aeromobili di Lamezia Terme.

SANT'ONOFRIO: RICHIESTA LA MODIFICA DEI PROGETTI INTEGRATI PER LE AREE RURALI

(SANT'ONOFRIO) Una richiesta di sostituzione dell’intervento precedentemente nell’ambito dei Piar (Progetti integrati per le aree rurali) 2007-2013, è stata di recente inoltrata dal comune di Sant’Onofrio alla Provincia di Vibo Valentia. A stabilirlo, la deliberazione n. 64 del 9 dicembre 2013 adottata dalla giunta comunale guidata dal sindaco Tito Rodà.
Alla base della richiesta di sostituzione, che riguarda un contributo di centocinquantamila euro ammesso a finanziamento nell’ambito del "Piar Viv’Amenity", la presa d'atto che il previsto intervento di "captazione acqua e potenziamento dell’acquedotto rurale Gringia-Crocicella" verrà diversamente realizzato attraverso uno specifico accordo sottoscritto con le Ferrovie s.p.a.
Da qui la conseguente decisione dell’esecutivo Rodà di riversare il contributo ottenuto sull’altro progetto a suo tempo presentato nell’ambito del partneriato Piar e che prevede interventi per l’ammodernamento e messa in sicurezza della rete viaria rurale.
In particolare gli interventi previsti interesseranno le arterie che collegano il centro abitato con le località Melana, Carcarello, Crocicella-Scarpaleggia, Ziparelli e Mangiasego.


(Raffaele Lopreiato)

PROVINCIA: DE NISI CONFERMA LE DIMISSIONI

Il Presidente De Nisi

(ASCA) - Vibo Valentia, 7 nov - ''Una cosa è assolutamente certa: il 18 novembre il Consiglio provinciale verrà sciolto e alla guida dell'Ente si insedierà un commissario''. Il presidente della Provincia, Francesco De Nisi, ribadisce l'intenzione di non revocare le proprie dimissioni, rassegnate il 29 ottobre scorso e ritirabili, a norma di legge, entro i 20 giorni successivi. Un'ipotesi che De Nisi esclude categoricamente, come ha avuto modo di confermare personalmente al prefetto Michele Di Bari.
''Lunedi' scorso ho incontrato il prefetto al quale ho ribadito la mia ferma intenzione di non ritirare le dimissioni entro il termine previsto - continua De Nisi -. Le motivazioni di ciò le ho già illustrate nel corso dell'ultimo Consiglio provinciale e da allora, per quanto mi riguarda, nulla e' cambiato. Resta in piedi, pero', la possibilita' di varare il bilancio di previsione e consentire cosi' all'Ente di evitare il dissesto, con tutte le conseguenze negative che ciò determinerebbe nei confronti delle imprese creditrici e dei dipendenti. Grazie all'encomiabile iniziativa del prefetto Di Bari, che ha voluto offrire un'altra chance all'Assemblea provinciale, affinchè approvi la manovra finanziaria, c'e' ancora l'opportunità di rimediare a un danno che sarebbe distruttivo per l'intero territorio, soprattutto in questo frangente legislativo che prevede l'imminente soppressione dei confini provinciali vibonesi.
Mi auguro dunque che la minoranza consiliare abbandoni le posizioni intransigenti che ha assunto sinora - afferma De Nisi -, ascoltando le istanze pressochè univoche che provengono dalla società civile, dal mondo imprenditoriale e dalle rappresentanze sindacali. Sarebbe quanto meno singolare constatare che gli unici con cui il centrodestra condivide questa scelta politica sono i rappresentanti dell'estrema sinistra, i comunisti italiani. Se la prima condizione per consentire al bilancio di passare resta la fine anticipata della consiliatura, questa sara' realtà il 18 novembre, senza squallide pantomime dinanzi a un notaio, al quale i consiglieri, secondo una scellerata proposta, dovrebbero affidare preventivamente le proprie dimissioni prima di andare in aula per il bilancio. Non c'è motivo, quindi, nel perseverare in un atteggiamento che compromette il futuro di centinaia di famiglie e mette a rischio la tenuta di tante di imprese locali''.

L’ANNUNCIO DI “MORTE” DELLA PROVINCIA DI VIBO VALENTIA NELL’ULTIMO SALUTO... DELLA POPOLAZIONE


L’agonia era iniziata da tempo. Erano stati anni difficili. Più volte sembrava arrivato il suo momento, ma alla fine era riuscita sempre a farcela. Poi, l’era dei tecnici, la spending review. E quel numero 17 che non prometteva niente di buono. Fino al mercoledì, il giorno di Halloween. Per cui neanche Santi e morti che dovevano arrivare, potevano fare nulla. Così si è “spento” e ieri a darne notizia sono stati i “cinquanta comuni e la popolazione tutta” del Vibonese. Perchè la spina è stata staccata al “capoluogo Vibo Valentia, città dal passato illustre e glorioso”. Recitavano così i manifesti che, ieri, sono stati affissi fra le vie della città. Uno scherzo? Un’amara constatazione? Chissà. Intanto a campeggiare, c’erano loro. Dal centro alla periferia. Per ricordare e segnare il passo di una storia amara. Ne davano notizia. In bianco e nero, come una vecchia pellicola in cui gli anni dell’Amministrazione provinciale sono stati trasmessi. Una storia che qualcuno ha voluto raccontare, fra le poche righe di un manifesto che da goliardico sembra diventare una triste realtà. Quindi, dalla data del “decesso” del 31 ottobre, la notizia, «colpito dagli sconforti politici e circondato dall’affetto dei suoi cari cittadini si è spento il capoluogo Vibo Valentia, città del passato illustre e glorioso. Ne danno il triste annuncio, i cinquanta comuni della Provincia, la popolazione tutta». Una data da “ricordare” che sarà celebrata nei «funerali – si legge ancora nel manifesto –che avranno luogo a Roma dopo i sessanta giorni dalla conversione del decreto del Governo Monti. Le macerie verranno traslate verso il cimitero di Catanzaro. Si dispensa dalle visite dei “politici”». La provincia della Costa degli dei, la provincia che avrebbe potuto lasciare il segno. Per essa una fine non proprio gloriosa. Rimasta nel silenzio che ha avvolto tutto e tutti. E alla politica, il messaggio sembra rivolto. Una città che, forse, inizia a percepire quanto sta accadendo. E fra le vie, quel bianco e nero, ieri, ha fatto la differenza. Per ammonire. Quanti hanno preferito far finta di nulla. Quanti hanno preferito far finta di fare. Mercoledì, però, la spina è stata staccata. Non resterà che piangere al territorio. Per quel che fu e che forse da troppo tempo non era più. Non resterà che attendere, chissà. Forse resusciterà. O chissà, non resterà che l’ultimo saluto. Prima della partenza... per Catanzaro.
(Stefania Marasco- Gazzetta del Sud 04/11/2012)

RIORDINO DELLE PROVINCE: VIBO VALENTIA E CROTONE CON CATANZARO


RIORDINO DELLE PROVINCE: VIBO VALENTIA E CROTONE CON CATANZARO


Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto-legge che completa il percorso avviato nel mese di luglio, finalizzato al riordino delle province e all’istituzione delle città metropolitane.
Ricostituita la vecchia Provincia di Catanzaro che, in origine, comprendeva i territori di Crotone e Vibo Valentia, sarà attiva a partire dal 2014 mentre le nuove elezioni per il rinnovo degli organismi degli enti si terranno nel novembre del 2013.

IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA FRANCESCO DE NISI, PRONTO ALLE DIMISSIONI TRA SETTE GIORNI?


Il Presidente della Provincia Francesco De Nisi
Resta una settimana di tempo al presidente della Provincia Francesco DE NISI per non rischiare l’ineleggibilità al Parlamento.
DE NISI deve ancora decidere se candidarsi o meno e potrebbe pure non farlo. L’attuale legge elettorale nazionale prevede che i presidenti delle Province sono “ineleggibili” al Parlamento e dunque - per accedere alle Camere - devono eliminare questo ostacolo. L’unico modo per farlo - anche questo ben chiarito dalla legge - sono le dimissioni 180 giorni prima della scadenza del quinquennio di durata della legislatura. 
Calendario alla mano, dunque, DE NISI per non rischiare dovrebbe dimettersi entro e non oltre lunedì prossimo. Dato che l’elezioni al Parlamento si sono tenute il 29 aprile 2008. In Provincia si riguarda la legge elettorale per valutare possibili vie d’uscita ed eccezioni, DE NISI potrebbe “sperare” in elezioni nazionali anticipate, fatto che (sempre in base alla legge) gli consentirebbe tempi di dimissioni più ampi (7 giorni dal decreto di scioglimento delle Camere). Scenario completamente diverso, infine, sarebbe quello indotto da un cambio di legge elettorale oppure l’approvazione del DDL salva-Sallusti, infatti nel ddl anti-diffamazione compare un subemendamento, messo a punto dal senatore pidiellino Giuseppe Coronella, che recita: «All'emendamento 1.1000, dopo il comma 1 aggiungere il seguente: '1-bis. Al primo comma dell'art. 7 del Dpr 30-3-1957 n. 361 sono soppresse le lettere a) e b)'».
Poche righe, volte a modificare l'articolo 7 del «Testo unico delle leggi elettorali per la Camera dei deputati». Una legge che risale al lontano 1957 e dichiara ineleggibili a Montecitorio i presidenti delle giunte provinciali. Regole complesse e legate comunque ad un futuro al momento incerto. Vedremo se DE NISI avrà voglia di scommetterci o rimanere in sella alla Provincia.

DAL CONS. PROVINCIALE SALVATORE DI SÌ, NUOVO CONTRIBUTO PER L'AMMODERNAMENTO E LA MESSA IN SICUREZZA DEL CAMPO SPORTIVO COMUNALE DI SANT’ONOFRIO

Il cons. prov.le Salvatore Di Sì
(SANT’ONOFRIO) Un contributo economico di rilievo per rilanciare l’impiantistica sportiva comunale.
Questo il senso delle due deliberazioni di giunta provinciale (n. 49 e n. 50 dell’8 marzo 2012) con le quali l’esecutivo guidato dal presidente Francesco De Nisi ha provveduto ad assegnare al comune di Sant’Onofrio ulteriori preziose risorse finanziarie per un importo complessivo di circa 35mila euro.  
Si tratta di somme derivanti dall’utilizzo delle economie di precedenti lavori eseguiti dall’Amministrazione provinciale  nell’ambito del programma di ammodernamento dell’impiantistica sportiva di proprietà dei comuni del vibonese.
A darne notizia, il consigliere provinciale Salvatore Di Sì che, nel mettere in risalto “il fattivo impegno del presidente De Nisi per questo ulteriore finanziamento che va ad aggiungersi al precedente contributo già assegnato di 100mila euro”, non manca di evidenziare come gli interventi programmati siano finalizzati in particolare “all’ammodernamento ed alla messa in sicurezza del campo sportivo comunale utilizzato dalle locali società calcistiche che ormai da anni svolgono la loro insostituibile opera di formazione ed educazione dei giovani ai valori dello sport e del vivere civile”.   (Raffaele Lopreiato) 

STELLA MICHELIN ASSEGNATA AL RISTORANTE L’APPRODO DI VIBO MARINA

Importante riconoscimento nazionale conferito ai coniugi Lo Preiato, la cui attività è stata insignita di una stella e inserita nell’importante Guida Michelin 2012. Il rinomato ristorante “L'Approdo” di Vibo Marina, si conferma tra le eccellenza della gastronomia italiana. La Guida Michelin è una serie di pubblicazioni annuali, rivolte al turismo ed alla gastronomia, edite dall'azienda francese Michelin, e rappresentano il maggiore riferimento mondiale per la valutazione della qualità dei ristoranti ed alberghi a livello nazionale ed internazionale. Il principale giudizio di valutazione presente nella Guida Michelin è conferito attraverso l'assegnazione di stelle, da una fino al massimo di tre.
Interno del ristorante "L'Approdo" di Vibo Marina
La Stella Michelin, assegnata al Ristorante “L’Approdo”, dopo attente verifiche da ispettori anomini, circa l'esistenza e il  mantenimento nel tempo di rigorosi e specifici requisiti, di fatti consacra al noto ristorante vibonese l’attestazione di qualità, professionalità, accoglienza, eleganza e stile.

CENTRALE FOTOVOLTAICA IN LOCALITÀ “GRANATARO” DI FILOGASO

Centrale fotovoltaica
(FILOGASO)  Coniugare il rispetto dell’ambiente con il risparmio di sempre più preziose risorse finanziarie pubbliche da destinare ad altri servizi e prestazioni essenziali.
Questa la filosofia alla base della decisione dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Teti di procedere alla firma di una specifica convenzione per la “produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile” nella consapevolezza  che “l’utilizzo della risorsa solare presente nel proprio territorio può rivelarsi un determinante fattore di sviluppo economico e sociale dello stesso”.
L’importante decisione, formalizzata con deliberazione di consiglio comunale, prevede lo sviluppo dell’importante progetto di approvvigionamento energetico in partnership con la Società Energetica Vibonese.
Nello specifico, una volta completato l’iter burocratico ed autorizzatorio, si procederà alla realizzazione, sull’idoneo sito individuato in località “Granataro”, di un impianto fotovoltaico di ultima generazione della potenza di 1623 Kwp nonchè delle opere infrastrutturali indispensabili.
L’energia così prodotta verrà immessa nel sistema elettrico nazionale.
Ampie garanzie sul ridotto impatto ambientale dell’impianto sul territorio vengono fornite  dall’amministrazione Teti che, peraltro, evidenzia tutta una serie di “misure compensative che il soggetto gestore intende riconoscere in favore della comunità locale una volta realizzato l’impianto”.
 Tra queste, l’impegno all’erogazione di un “contributo di 35mila euro per la realizzazione di ulteriori opere finalizzate al risparmio energetico” e l’integrale “ripristino dei luoghi all’atto della dismissione delle attività produttive”.  
           (Raffaele Lopreiato) 

MASSIMO DE FINA RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’ORDINE PROVINCIALE DEI FARMACISTI DI VIBO VALENTIA, PINA GEMELLI SEGRETARIO






Massimo De Fina, è stato riconfermato alla guida dell’Ordine Provinciale dei Farmacisti di Vibo Valentia, per il triennio 2012/2014. L’elezione è avvenuta nei giorni scorsi, quando i farmacisti vibonesi sono stati chiamati alle urne per rinnovare le cariche del rispettivo Ordine Professionale.
Riunito il direttivo, il presidente De Fina ha provveduto alla distribuzione delle cariche sociali, nominando Vincenzo Bartone Vicepresidente, Rocco Cordiano Tesoriere e l’altra nostra concittadina Pina Gemelli segretario. Il consiglio, oltre ai componenti del direttivo risulta composto dai consiglieri Maurizio Montaleone Giuseppe Borello e Marina Prestia Lamberti. Dalla votazione, risultano eletti quali componenti il Collegio dei Revisori: Raffaele Costa, Alessia Lipari, Carmine Chiodo e Fortunata Siclari Pata. Ai nostri neo eletti concittadini, Massimo De Fina e Pina Gemelli, giungano a nome della redazione, le più vive felicitazioni per questo prestigioso incarico, giusto riconoscimento alle loro significative doti umane e professionali.


AL VIA I LAVORI DI MESSA IN SICUREZZA DELLA S.P. N. 15, SANT’ONOFRIO-STEFANACONI

I lavori in prossimità dell'incrocio con la strada com.le Barone
Sono iniziati i lavori per la messa in sicurezza della sede stradale S.P. n. 15, Sant’Onofrio-Stefanaconi, gli operai hanno iniziato a rimuovere parte degli alberi siti sul confine, ed impostare i lavori volti alla messa in sicurezza della carreggiata.
I lavori finanziati con fondi Fintecna, in attuazione della Legge Finanziaria n. 296/2006, ed appaltati dalla Provincia di Vibo Valentia, sono stati aggiudicati alla ditta Martino di Arena, per un importo complessivo di euro 97.000,00, e permetteranno la realizzazione di tutte le opere volte alla messa in sicurezza dell’intero tratto.
La Strada Provinciale, che presentava una sezione inadeguata alla normativa vigente, sarà sensibilmente migliorata attraverso l’allargamento della carreggiata, il potenziamento del sistema di raccolta delle acque meteoriche e l’eliminazione di alcune lievi situazioni di dissesto del piano viabile.
L’importante intervento, permetterà di migliorare la visibilità della circolazione dei veicoli, in prossimità dell’incrocio con la strada comunale “Barone”, dove è stata predisposta la rettifica della curva, allargando il raggio di curvatura dagli attuali ml. 110,00 ai 290,00 ml. e prevedendo l’installazione di barriere metalliche di sicurezza (guardrail).
Infine, all’interno della frazione Morsillara, il progetto prevede la realizzazione del marciapiede, ed in prossimità dell’incrocio con la strada comunale San Nicola, un muro di contenimento e la realizzazione di una piccola piazzola.

SANT’ONOFRIO E STEFANACONI DIFENDONO A DENTI STRETTI L’AUTONOMIA SCOLASTICA

I.C. Statale Sant'Onofrio (VV)
(SANT‘ONOFRIO)  “L’autonomia dell’istituto scolastico comprensivo non si tocca!”
Questo in sintesi il monito lanciato a Provincia e Regione dalle amministrazioni comunali di Sant’Onofrio e Stefanaconi, le cui scuole materna, elementare e media ricadono appunto nella sfera di competenza dell’istituzione scolastica guidata dalla dirigente Maria Eugenia Basile.
A sancirlo, le deliberazioni formalmente adottate nei giorni scorsi dalle rispettive giunte comunali con in testa i sindaci Tito Rodà e Saverio Franzè.
Ad indurre gli amministratori locali  a questa condivisa e preventiva dichiarazione di intenti, assunta dopo aver acquisito il relativo parere dell’istituzione scolastica interessata, il nuovo giro di vite in materia di dimensionamento scolastico previsto dal governo nazionale con la legge
n. 11 dello scorso 15 luglio, nell’ambito della manovra finanziaria finalizzata ad un ulteriore contenimento della spesa pubblica.
La consistenza numerica degli iscritti alle sei scuole che fanno parte dell’istituto comprensivo, per un totale di 507 alunni frequentanti, sembra infatti mettere al riparo questa istituzione scolastica dalle nuove misure restrittive, in conformità anche a quanto stabilito  dal Consiglio regionale della Calabria in fase di predisposizione degli indirizzi per la “Programmazione della rete scolastica e dell’offerta formativa per il quinquennio 2011/2016”.
       (Raffaele Lopreiato) 

RITI FUNEBRI E CULTO DEI MORTI NELLA TRADIZIONE SANTONOFRESE

Il culto dei morti è antichissimo ed è sempre stato, in ogni luogo, indice di civiltà.
Sono state corredo di tombe la maggior parte dei reperti archeologici del periodo magno-greco e romano esposti nel museo della vicina Vibo Valentia.
Continuano ad abbellire tombe etrusche pitture e sculture.
Le modalità, le forme, che si osservavano nei confronti delle persone, dai loro parenti ed anche dagli estranei, all’atto del decesso, prima e dopo, differivano da un luogo all’altro.
In quasi tutte le chiese cristiane nel corso dei lavori di restauro vengono rinvenuti resti umani riuniti in fosse comuni o in sepolcri particolari, con lapidi marmoree dedicate a famiglie facoltose o a personaggi ritenuti illustri.
Si può rilevare ancora questa realtà attraverso le grate in ferro inserite sul pavimento di varie chiese vibonesi.
Anche nella nostra Sant’Onofrio, nelle fondamenta della Chiesa Matrice, è stata accertata la presenza di tombe.
Norma categorica di grande interesse, in fatto di sepoltura, anche per l’enorme scalpore suscitato in persone di cultura come il grande poeta Ugo Foscolo, fu il cosiddetto “Editto di Saint-Cloud”, emanato da Napoleone Bonaparte il 12 giugno 1804 ed esteso successivamente (il 5 settembre 1806) anche al regno italico, sul cui trono sedeva Giuseppe Bonaparte.
Con esso, per ragioni igieniche ed in ossequio al principio di uguaglianza, si faceva rigorosamente obbligo di seppellire i morti in cimiteri fuori città, e non più nelle chiese e nei conventi.
Inoltre, tutte le lapidi dovevano essere della stessa misura e grandezza e sulle iscrizioni apposte, a salvaguardia della verità e del decoro, vigilava un’apposita commissione.
Nonostante ciò, a Sant’Onofrio e nei paesi limitrofi, la vecchia usanza si protrasse ancora per parecchi decenni.
L’ultima sepoltura in chiesa e la prima nel nuovo camposanto ebbero luogo nel 1878.
Secondo la tradizione, che voleva i fanciulli deceduti angeli, le campane suonarono a festa, rispettivamente il 3 agosto per Josepha Perrone di anni 9, figlia di Agostino e di Caterina De Fina; e l’11 agosto per Rosa Di Leo figlia di Domenico e di Teresa Caparrotta (fonte: Ester Maragò, “Analisi Storico Demografica sulla Parrocchia di Santa Maria delle Grazie”).
Grande importanza, per le implicazioni di carattere religioso, sociale e culturale che comportava, assumevano nella Sant’Onofrio di un tempo (le testimonianze raccolte si riferiscono agli anni Trenta) il rito funebre e il conseguente culto dei morti.
Forte era, nelle varie sfaccettature in cui essa si manifestava, la componente di dolore ed ineluttabilità dell’evento, che veniva vissuto in modo partecipato e coinvolgente dall’intera collettività.
Con la morte di una persona tutto un rituale, un modo di agire si metteva in moto, e con esso si perpetuava la tradizione, e quindi, per molti versi, l’identità di una Comunità.
D’altronde da sempre le guerre, i terremoti, le calamità naturali, i soprusi sociali, avevano reso nelle nostre terre “familiare” la morte, con la quale quindi ci si era abituati a convivere.
Le tradizioni di cui stiamo per dare notizie dettagliate, in parte permanevano ancora negli anni Settanta.
Il ritocco lento ed austero delle campane (u mortoriu) annunciava a tutti la morte di una persona.
Esso dava già, a seconda della sua cadenza, delle precise indicazioni sul sesso e sullo status sociale del defunto (u mortu).
E così, ad esempio, se u mortoriu veniva preceduto da due colpi intervallati di campana tutti capivano che si trattava di una donna; se i colpi di campana erano tre, di un uomo; se erano cinque di un sacerdote (nu previti); se erano nove dal parroco del paese.
Il triste rito funebre iniziava con la composizione del cadavere, che veniva spogliato dei miseri panni della vita di ogni giorno e rivestito con gli abiti migliori.
Molte donne lasciavano detto, in punto di morte, di essere vestite con l’abito da sposa, che per tale motivo, in vita, custodivano gelosamente.
Nella bara venivano inoltre riposti una coroncina del Rosario (i Paternostri) e gli oggetti della quotidianità (pettine, coltello, pipa, rasoio) in modo che,
simbolicamente, niente mancasse al defunto anche nella vita ultraterrena.
Dentro casa veniva allestita, con i copriletto più belli di cui si disponeva, la camera ardente.
Intorno alla bara si disponevano familiari ed amici.
In prima fila le donne che, sciolti i capelli (scapiiati), davano il via alla veglia funebre, generalmente un giorno ed una notte, durante la quale si recitavano preghiere ed orazioni, spesso interrotte da urla e pianti.
Venivano inoltre ricordati, con interminabili cantilene a più voci, pregi, virtù ed aneddoti particolari della vita dell’estinto.
Molte volte le donne, non si sa se più per il dolore della perdita subita o per adeguarsi ad un rituale tramandato di generazione in generazione, si graffiavano il volto da cui copioso scendeva il sangue e si tiravano i capelli, con una tale violenza che rimanevano loro in mano a ciocche (mazzi mazzi) e poi li deponevano sulla bara.
Alcune famiglie assoldavano delle donne (famose i ciangiulini du Pizzu) che, una volta rese edotte delle abitudini e virtù dell’estinto, si disponevano intorno alla bara e, sciolti i capelli, piangevano e pregavano per la sua anima tessendone le lodi, a somiglianza delle prefiche romane.
Tutti i parenti vestivano di nero (portavano u luttu) durante il funerale ed anche in seguito, per un arco di tempo che variava secondo il grado di parentela e del sesso: gli uomini per alcuni anni, le donne addirittura per tutta la vita, poiché il periodo si protraeva così a lungo che, inevitabilmente, nel frattempo veniva a mancare qualche altro parente (sono ancora in vita a Sant’Onofrio che, ininterrottamente, sin dagli anni Trenta o Quaranta vestono tutt’oggi in nero in segno di lutto).
Gli uomini indossavano camicie e cravatte nere o, in alternativa, un bottone rivestito di panno nero spillato sul risvolto della giacca.
Le donne si coprivano con un lungo rettangolo di lana e cotone (u vancali) sotto il quale indossavano a tuvajia e, dalla vita in giù, i faddali, di cui uno veniva utilizzato per coprire interamente il volto.
Tutto nelle donne era rigorosamente nero.
Perfino il poco oro che portavano (fede nuziale e orecchini) veniva ricoperto di panno nero.
Quando una persona moriva non veniva celebrata Messa.
Il defunto veniva accompagnato fino alle ultime case del paese da un corteo composto da familiari e conoscenti preceduto dai membri della confraternita e guidato dal parroco che, prima di tornare indietro, impartiva l’ultima benedizione.
Nel corteo incedevano anche, con passo lento, almeno due Vrascerari, generalmente donne di umili origini, che portavano sulla testa un recipiente di terracotta o lamiera in cui ardevano carbone e incenso.
In prossimità del ponte del rione Casalvecchio il corteo si commiatava dal defunto e faceva ritorno a casa, mentre la bara veniva trasportata su, fino al cimitero, lungo una ripida salita che, per la sua asperità, provocava non poche difficoltà.
Alcune volte, causa il maltempo che rendeva ancora più instabile il percorso, la bara scivolava maldestramente dalle mani di chi la trasportava ed in alcuni casi si scoperchiava, sbalzando fuori il corpo senza vita.
Questi incidenti venivano vissuti con grande disagio, e finanche paura, dalla collettività, poiché in essi venivano interpretati i segni premonitori di cattivi auspici.
Le donne inizialmente rimanevano a casa; successivamente presero l’usanza di accompagnare anch’esse il feretro.
Procedevano in modo barcollante, sostenendosi a vicenda, a trecce sciolte e senza alcun fazzoletto in testa.
Il loro agire era caratterizzato da un atteggiamento isterico ed intervallavano preghiere con pianti ed urla strazianti.
Un ruolo importante nel rito funebre veniva svolto dalle Confraternite.
A Sant’Onofrio, la Confraternita del SS.mo Rosario fu istituita nel 1742 dai Padri Basiliani.
Essa offriva ai suoi associati (fratelli e sorelle) la cassa funebre, tre Messe ed il loculo.
La cassa (tambutu) era unica e veniva utilizzata per i trasporto del defunto dalla sua abitazione fino al cimitero; qui la salma veniva traslata in una cassa molto modesta, formata da quattro tavole grezze inchiodate tra loro.
Il cimitero non veniva frequentato con la stessa assiduità di oggi.
A quei tempi anche l’andare a rendere visita ai defunti poteva sembrare una pratica oziosa.
Unica eccezione, il Giorno dei Morti, allorchè al cimitero si svolgeva una Santa Messa molto partecipata da tutta la comunità.
La prima Messa in suffragio del defunto veniva celebrata dopo sette giorni dal decesso (u Setti); ne seguiva una dopo trenta giorni dal decesso (u Trenta) ed un’altra, la terza, dopo un anno (l’Annata).
Il loculo veniva dato in concessione per dieci anni, trascorsi i quali o si rinnovava la concessione, dietro pagamento di una somma prestabilita, oppure i poveri resti mortali venivano traslati nell’ossario comune.
Era inoltre sempre un fratello che si assumeva il compito di fare il giro delle campagne, munito di una campanella, per annunciare la dipartita di un membro della Confraternita.
Per diventare fratelli occorreva pagare sin dalla nascita la quota fissa annuale pari a 5 o 10 lire; chi ne faceva richiesta in età avanzata doveva pagare tutti gli anni arretrati.
Chi non aveva avuto la possibilità di associarsi veniva sotterrato nella nuda terra.
Solo alcuni decenni dopo, contemporaneamente al diffondersi di un relativo benessere, cominciarono a sorgere i primi monumenti funebri e, successivamente, le prime Cappelle di famiglia, tra le quali quelle di Raffaele Lopreiato, Domenico Carullo e Antonio D’Urzo.
L’abitazione del defunto veniva contrassegnata da una banda nera apposta sulla porta e, se chi veniva a mancare era un genitore o un figlio, questa restava impressa per almeno due o tre anni.
Fino alla Messa del “Sette” il pasto quotidiano era costituito dal “ricunzulu”, offerto dai parenti e dai compari e consumato la sera, anche perché le giornate erano dedicate al ricevimento dei tanti che venivano a porgere le condoglianze.
Fino al “Trenta” i parenti più stretti non uscivano di casa.
In caso di morte del capofamiglia per un determinato periodo (da un mese ad un anno) non si accendeva il fuoco in casa e, di conseguenza, non si cucinava. Venivano quindi consumati pasti freddi o, in alternativa, cibi preparati dai parenti.
Molte volte la morte di un uomo sposato arrecava, come ulteriore drammatica conseguenza, la perdita dell’unica fonte di reddito per la famiglia, generalmente molto numerosa.
In questi casi non mancava, per quanto possibile, la solidarietà della comunità:un amico di famiglia, a distanza di qualche tempo dal funerale, si prendeva l’incarico di fare un giro in paese per raccogliere beni di prima necessità e qualche soldo.
Generalmente non veniva detto il nome della famiglia beneficiaria, peraltro facilmente intuibile, ma veniva addotta la motivazione che quanto raccolto sarebbe servito per alleviare le pene di “na facci ammucciata”.
Il testamento, sempre redatto da un notaio, conteneva una descrizione dettagliata dei beni del defunto con l’esatta ripartizione tra gli eredi e veniva aperto non prima di sei mesi dopo il funerale.
Anche nello stato di vedovanza emergeva la condizione di subalternità della donna nei confronti dell’uomo.
E così, se era assolutamente normale risposarsi per l’uomo rimasto vedovo, per il quale addirittura parenti e amici si sentivano in obbligo di aiutarlo a cercare un’altra moglie, così non era per la donna rimasta vedova.
Questa non poteva assolutamente contrarre un altro matrimonio, ed in quei rari casi in cui qualcuna osava comunque farlo, essa veniva di fatto emarginata e sottoposta allo scherno della collettività.


(*TESTO ELABORATO DA RAFFAELE LOPREIATO, NELL’ANNO 2001, SULLA BASE DELLE TESTIMONIANZE E RICORDI DELLE SIGNORE ANNA D’URZO E NINA LOPREIATO E DELL’INS. ANNA ARCELLA).

ANCHE IL COMUNE DI SANT’ONOFRIO SOTTOSCRIVE LA CONVENZIONE DEI LAVORATORI DESTINATARI DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI IN DEROGA DELLA PROVINCIA DI VIBO VALENTIA.

Alla presenza dell'Assessore al Lavoro e alla Formazione professionale della Regione Calabria, Francescantonio Stillitani, sono state sottoscritte, a Vibo Valentia, nella sede del Centro provinciale per l'impiego, le convenzioni per l'utilizzo negli Enti pubblici e privati dei restanti lavoratori destinatari degli ammortizzatori sociali in deroga della provincia di Vibo. Gli Enti utilizzatori sono ventidue Comuni (compreso il comune di Sant’Onofrio), i tribunali, l'Unione sindacale territorio Cisl Vibo Valentia, il Parco naturale regionale delle Serre, la Croce rossa italiana, il Liceo Ginnasio statale M. Morelli, uno studio tecnico e uno medico.
''Con la firma delle convenzioni di oggi - ha detto l'Assessore Stillitani - si completa la procedura del Piano di utilizzo dei lavoratori in cassa integrazione e in mobilità in deroga nella provincia di Vibo Valentia, che e' di fatto la prima ad esaurire il bacino. Nella provincia di Vibo Valentia, infatti, le
richieste da parte degli Enti che hanno chiesto di utilizzare i lavoratori percettori di ammortizzatori sociali sono state superiori al numero effettivo delle unità disponibili. Un dato importante, che lascia intravedere come l'azione di sensibilizzazione, messa in campo dall'Assessorato e partita proprio da Vibo Valentia, ha ottenuto ottimi risultati. L'obiettivo - ha continuato Stillitani - è quello che in tutte le altre province gli Enti facciano in modo da azzerare il bacino dei percettori di ammortizzatori sociali in deroga in Calabria, almeno fino al 31 dicembre 2012''.
In Calabria ci sono circa dieci mila lavoratori percettori di ammortizzatori sociali, con un costo annuo complessivo di duecento milioni di euro, in parte erogati dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, attraverso un'apposita convenzione firmata proprio nei giorni scorsi, e in parte dalla Regione Calabria grazie ai Fondi comunitari.
“Il Piano di utilizzo, messo appunto dai tecnici e dai dirigenti del Dipartimento 10 assieme alla Provincia – ha ribadito l’Assessore Stillitani – vuole rendere attivi tutti i lavoratori percettori di ammortizzatori sociali, partendo dal presupposto, che in un momento di forte crisi economica che sta investendo il nostro Paese e la Calabria in particolare, chi percepisce un sussidio da parte della collettività deve, ove possibile, rendersi utile per essa. Spesso questa possibilità di utilizzare presso le proprie sedi lavoratori percettori degli ammortizzatori sociali è poco conosciuta da parte degli Enti. Proprio per questo motivo abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione presso le istituzioni pubbliche affinché ne facciano richiesta. Una possibilità che oltre a tenere impegnato il lavoratore e non farlo uscire dal circuito lavorativo da la possibilità agli enti utilizzatori di smaltire, senza alcun costo aggiuntivo, il carico di lavoro, reso ancora più pesante dal blocco delle assunzioni e dai parametri del Patto di stabilità, che di fatto lasciamo pochissimo spazio a nuove assunzioni di personale presso gli Enti pubblici”. Ma per completare definitivamente il quadro per Stillitani è necessario, “allargare la possibilità di utilizzo anche ai privati. Una circostanza quest’ultima – ha aggiunto – che sicuramente darà più possibilità ai lavoratori di essere utilizzati. Infine, Stillitani ha espresso la sua soddisfazione per il prezioso lavoro che stanno svolgendo i Centri per l’impiego provinciali, che di fatto, sotto la nuova spinta stanno curando tutto l’iter procedurale per la stipula delle convenzioni, favorendo nello stesso tempo l’incontro tra la domanda degli Enti che chiedono di utilizzare i lavoratori percettori degli ammortizzatori sociali in deroga e i lavoratori stessi che si offrono per prestare la loro opera.