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CENTRALE FOTOVOLTAICA IN LOCALITÀ “GRANATARO” DI FILOGASO

Centrale fotovoltaica
(FILOGASO)  Coniugare il rispetto dell’ambiente con il risparmio di sempre più preziose risorse finanziarie pubbliche da destinare ad altri servizi e prestazioni essenziali.
Questa la filosofia alla base della decisione dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Teti di procedere alla firma di una specifica convenzione per la “produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile” nella consapevolezza  che “l’utilizzo della risorsa solare presente nel proprio territorio può rivelarsi un determinante fattore di sviluppo economico e sociale dello stesso”.
L’importante decisione, formalizzata con deliberazione di consiglio comunale, prevede lo sviluppo dell’importante progetto di approvvigionamento energetico in partnership con la Società Energetica Vibonese.
Nello specifico, una volta completato l’iter burocratico ed autorizzatorio, si procederà alla realizzazione, sull’idoneo sito individuato in località “Granataro”, di un impianto fotovoltaico di ultima generazione della potenza di 1623 Kwp nonchè delle opere infrastrutturali indispensabili.
L’energia così prodotta verrà immessa nel sistema elettrico nazionale.
Ampie garanzie sul ridotto impatto ambientale dell’impianto sul territorio vengono fornite  dall’amministrazione Teti che, peraltro, evidenzia tutta una serie di “misure compensative che il soggetto gestore intende riconoscere in favore della comunità locale una volta realizzato l’impianto”.
 Tra queste, l’impegno all’erogazione di un “contributo di 35mila euro per la realizzazione di ulteriori opere finalizzate al risparmio energetico” e l’integrale “ripristino dei luoghi all’atto della dismissione delle attività produttive”.  
           (Raffaele Lopreiato) 

RITI FUNEBRI E CULTO DEI MORTI NELLA TRADIZIONE SANTONOFRESE

Il culto dei morti è antichissimo ed è sempre stato, in ogni luogo, indice di civiltà.
Sono state corredo di tombe la maggior parte dei reperti archeologici del periodo magno-greco e romano esposti nel museo della vicina Vibo Valentia.
Continuano ad abbellire tombe etrusche pitture e sculture.
Le modalità, le forme, che si osservavano nei confronti delle persone, dai loro parenti ed anche dagli estranei, all’atto del decesso, prima e dopo, differivano da un luogo all’altro.
In quasi tutte le chiese cristiane nel corso dei lavori di restauro vengono rinvenuti resti umani riuniti in fosse comuni o in sepolcri particolari, con lapidi marmoree dedicate a famiglie facoltose o a personaggi ritenuti illustri.
Si può rilevare ancora questa realtà attraverso le grate in ferro inserite sul pavimento di varie chiese vibonesi.
Anche nella nostra Sant’Onofrio, nelle fondamenta della Chiesa Matrice, è stata accertata la presenza di tombe.
Norma categorica di grande interesse, in fatto di sepoltura, anche per l’enorme scalpore suscitato in persone di cultura come il grande poeta Ugo Foscolo, fu il cosiddetto “Editto di Saint-Cloud”, emanato da Napoleone Bonaparte il 12 giugno 1804 ed esteso successivamente (il 5 settembre 1806) anche al regno italico, sul cui trono sedeva Giuseppe Bonaparte.
Con esso, per ragioni igieniche ed in ossequio al principio di uguaglianza, si faceva rigorosamente obbligo di seppellire i morti in cimiteri fuori città, e non più nelle chiese e nei conventi.
Inoltre, tutte le lapidi dovevano essere della stessa misura e grandezza e sulle iscrizioni apposte, a salvaguardia della verità e del decoro, vigilava un’apposita commissione.
Nonostante ciò, a Sant’Onofrio e nei paesi limitrofi, la vecchia usanza si protrasse ancora per parecchi decenni.
L’ultima sepoltura in chiesa e la prima nel nuovo camposanto ebbero luogo nel 1878.
Secondo la tradizione, che voleva i fanciulli deceduti angeli, le campane suonarono a festa, rispettivamente il 3 agosto per Josepha Perrone di anni 9, figlia di Agostino e di Caterina De Fina; e l’11 agosto per Rosa Di Leo figlia di Domenico e di Teresa Caparrotta (fonte: Ester Maragò, “Analisi Storico Demografica sulla Parrocchia di Santa Maria delle Grazie”).
Grande importanza, per le implicazioni di carattere religioso, sociale e culturale che comportava, assumevano nella Sant’Onofrio di un tempo (le testimonianze raccolte si riferiscono agli anni Trenta) il rito funebre e il conseguente culto dei morti.
Forte era, nelle varie sfaccettature in cui essa si manifestava, la componente di dolore ed ineluttabilità dell’evento, che veniva vissuto in modo partecipato e coinvolgente dall’intera collettività.
Con la morte di una persona tutto un rituale, un modo di agire si metteva in moto, e con esso si perpetuava la tradizione, e quindi, per molti versi, l’identità di una Comunità.
D’altronde da sempre le guerre, i terremoti, le calamità naturali, i soprusi sociali, avevano reso nelle nostre terre “familiare” la morte, con la quale quindi ci si era abituati a convivere.
Le tradizioni di cui stiamo per dare notizie dettagliate, in parte permanevano ancora negli anni Settanta.
Il ritocco lento ed austero delle campane (u mortoriu) annunciava a tutti la morte di una persona.
Esso dava già, a seconda della sua cadenza, delle precise indicazioni sul sesso e sullo status sociale del defunto (u mortu).
E così, ad esempio, se u mortoriu veniva preceduto da due colpi intervallati di campana tutti capivano che si trattava di una donna; se i colpi di campana erano tre, di un uomo; se erano cinque di un sacerdote (nu previti); se erano nove dal parroco del paese.
Il triste rito funebre iniziava con la composizione del cadavere, che veniva spogliato dei miseri panni della vita di ogni giorno e rivestito con gli abiti migliori.
Molte donne lasciavano detto, in punto di morte, di essere vestite con l’abito da sposa, che per tale motivo, in vita, custodivano gelosamente.
Nella bara venivano inoltre riposti una coroncina del Rosario (i Paternostri) e gli oggetti della quotidianità (pettine, coltello, pipa, rasoio) in modo che,
simbolicamente, niente mancasse al defunto anche nella vita ultraterrena.
Dentro casa veniva allestita, con i copriletto più belli di cui si disponeva, la camera ardente.
Intorno alla bara si disponevano familiari ed amici.
In prima fila le donne che, sciolti i capelli (scapiiati), davano il via alla veglia funebre, generalmente un giorno ed una notte, durante la quale si recitavano preghiere ed orazioni, spesso interrotte da urla e pianti.
Venivano inoltre ricordati, con interminabili cantilene a più voci, pregi, virtù ed aneddoti particolari della vita dell’estinto.
Molte volte le donne, non si sa se più per il dolore della perdita subita o per adeguarsi ad un rituale tramandato di generazione in generazione, si graffiavano il volto da cui copioso scendeva il sangue e si tiravano i capelli, con una tale violenza che rimanevano loro in mano a ciocche (mazzi mazzi) e poi li deponevano sulla bara.
Alcune famiglie assoldavano delle donne (famose i ciangiulini du Pizzu) che, una volta rese edotte delle abitudini e virtù dell’estinto, si disponevano intorno alla bara e, sciolti i capelli, piangevano e pregavano per la sua anima tessendone le lodi, a somiglianza delle prefiche romane.
Tutti i parenti vestivano di nero (portavano u luttu) durante il funerale ed anche in seguito, per un arco di tempo che variava secondo il grado di parentela e del sesso: gli uomini per alcuni anni, le donne addirittura per tutta la vita, poiché il periodo si protraeva così a lungo che, inevitabilmente, nel frattempo veniva a mancare qualche altro parente (sono ancora in vita a Sant’Onofrio che, ininterrottamente, sin dagli anni Trenta o Quaranta vestono tutt’oggi in nero in segno di lutto).
Gli uomini indossavano camicie e cravatte nere o, in alternativa, un bottone rivestito di panno nero spillato sul risvolto della giacca.
Le donne si coprivano con un lungo rettangolo di lana e cotone (u vancali) sotto il quale indossavano a tuvajia e, dalla vita in giù, i faddali, di cui uno veniva utilizzato per coprire interamente il volto.
Tutto nelle donne era rigorosamente nero.
Perfino il poco oro che portavano (fede nuziale e orecchini) veniva ricoperto di panno nero.
Quando una persona moriva non veniva celebrata Messa.
Il defunto veniva accompagnato fino alle ultime case del paese da un corteo composto da familiari e conoscenti preceduto dai membri della confraternita e guidato dal parroco che, prima di tornare indietro, impartiva l’ultima benedizione.
Nel corteo incedevano anche, con passo lento, almeno due Vrascerari, generalmente donne di umili origini, che portavano sulla testa un recipiente di terracotta o lamiera in cui ardevano carbone e incenso.
In prossimità del ponte del rione Casalvecchio il corteo si commiatava dal defunto e faceva ritorno a casa, mentre la bara veniva trasportata su, fino al cimitero, lungo una ripida salita che, per la sua asperità, provocava non poche difficoltà.
Alcune volte, causa il maltempo che rendeva ancora più instabile il percorso, la bara scivolava maldestramente dalle mani di chi la trasportava ed in alcuni casi si scoperchiava, sbalzando fuori il corpo senza vita.
Questi incidenti venivano vissuti con grande disagio, e finanche paura, dalla collettività, poiché in essi venivano interpretati i segni premonitori di cattivi auspici.
Le donne inizialmente rimanevano a casa; successivamente presero l’usanza di accompagnare anch’esse il feretro.
Procedevano in modo barcollante, sostenendosi a vicenda, a trecce sciolte e senza alcun fazzoletto in testa.
Il loro agire era caratterizzato da un atteggiamento isterico ed intervallavano preghiere con pianti ed urla strazianti.
Un ruolo importante nel rito funebre veniva svolto dalle Confraternite.
A Sant’Onofrio, la Confraternita del SS.mo Rosario fu istituita nel 1742 dai Padri Basiliani.
Essa offriva ai suoi associati (fratelli e sorelle) la cassa funebre, tre Messe ed il loculo.
La cassa (tambutu) era unica e veniva utilizzata per i trasporto del defunto dalla sua abitazione fino al cimitero; qui la salma veniva traslata in una cassa molto modesta, formata da quattro tavole grezze inchiodate tra loro.
Il cimitero non veniva frequentato con la stessa assiduità di oggi.
A quei tempi anche l’andare a rendere visita ai defunti poteva sembrare una pratica oziosa.
Unica eccezione, il Giorno dei Morti, allorchè al cimitero si svolgeva una Santa Messa molto partecipata da tutta la comunità.
La prima Messa in suffragio del defunto veniva celebrata dopo sette giorni dal decesso (u Setti); ne seguiva una dopo trenta giorni dal decesso (u Trenta) ed un’altra, la terza, dopo un anno (l’Annata).
Il loculo veniva dato in concessione per dieci anni, trascorsi i quali o si rinnovava la concessione, dietro pagamento di una somma prestabilita, oppure i poveri resti mortali venivano traslati nell’ossario comune.
Era inoltre sempre un fratello che si assumeva il compito di fare il giro delle campagne, munito di una campanella, per annunciare la dipartita di un membro della Confraternita.
Per diventare fratelli occorreva pagare sin dalla nascita la quota fissa annuale pari a 5 o 10 lire; chi ne faceva richiesta in età avanzata doveva pagare tutti gli anni arretrati.
Chi non aveva avuto la possibilità di associarsi veniva sotterrato nella nuda terra.
Solo alcuni decenni dopo, contemporaneamente al diffondersi di un relativo benessere, cominciarono a sorgere i primi monumenti funebri e, successivamente, le prime Cappelle di famiglia, tra le quali quelle di Raffaele Lopreiato, Domenico Carullo e Antonio D’Urzo.
L’abitazione del defunto veniva contrassegnata da una banda nera apposta sulla porta e, se chi veniva a mancare era un genitore o un figlio, questa restava impressa per almeno due o tre anni.
Fino alla Messa del “Sette” il pasto quotidiano era costituito dal “ricunzulu”, offerto dai parenti e dai compari e consumato la sera, anche perché le giornate erano dedicate al ricevimento dei tanti che venivano a porgere le condoglianze.
Fino al “Trenta” i parenti più stretti non uscivano di casa.
In caso di morte del capofamiglia per un determinato periodo (da un mese ad un anno) non si accendeva il fuoco in casa e, di conseguenza, non si cucinava. Venivano quindi consumati pasti freddi o, in alternativa, cibi preparati dai parenti.
Molte volte la morte di un uomo sposato arrecava, come ulteriore drammatica conseguenza, la perdita dell’unica fonte di reddito per la famiglia, generalmente molto numerosa.
In questi casi non mancava, per quanto possibile, la solidarietà della comunità:un amico di famiglia, a distanza di qualche tempo dal funerale, si prendeva l’incarico di fare un giro in paese per raccogliere beni di prima necessità e qualche soldo.
Generalmente non veniva detto il nome della famiglia beneficiaria, peraltro facilmente intuibile, ma veniva addotta la motivazione che quanto raccolto sarebbe servito per alleviare le pene di “na facci ammucciata”.
Il testamento, sempre redatto da un notaio, conteneva una descrizione dettagliata dei beni del defunto con l’esatta ripartizione tra gli eredi e veniva aperto non prima di sei mesi dopo il funerale.
Anche nello stato di vedovanza emergeva la condizione di subalternità della donna nei confronti dell’uomo.
E così, se era assolutamente normale risposarsi per l’uomo rimasto vedovo, per il quale addirittura parenti e amici si sentivano in obbligo di aiutarlo a cercare un’altra moglie, così non era per la donna rimasta vedova.
Questa non poteva assolutamente contrarre un altro matrimonio, ed in quei rari casi in cui qualcuna osava comunque farlo, essa veniva di fatto emarginata e sottoposta allo scherno della collettività.


(*TESTO ELABORATO DA RAFFAELE LOPREIATO, NELL’ANNO 2001, SULLA BASE DELLE TESTIMONIANZE E RICORDI DELLE SIGNORE ANNA D’URZO E NINA LOPREIATO E DELL’INS. ANNA ARCELLA).

IL PRESIDENTE DE NISI COMUNICA LA NUOVA GIUNTA

Paolo Barbieri PD
Il presidente della Provincia di Vibo Valentia, Francesco De Nisi, mette la parola fine alla rimodulazione della giunta provinciale.
Fuori Paolo Barbieri, leader del Movimento democratico Modem (componente del Pd) secondo quanto spiegato dal presidente è stato escluso perché "troppo anziano" in sostanza svolge la funzione di assessore da ormai 14 anni, e dentro l'assessore di Sinistra Ecologia e Libertà, Olimpia Rosa Valenzisi, definita dal Presidente «una persona di solidi principi morali, trasparente e corretta» alla quale è stata affidata la delega relativa ai settori Cultura, Politiche sociali, Affari generali, Attività produttive e Polizia provinciale.
Cons. Salvatore Di Sì
Sulle motivazioni alla base della rimodulazione di giunta, De Nisi ha rimarcato innanzitutto la necessità di accogliere le richieste di Sel, affinché entrasse nella maggioranza. «Non c’è stato alcun intento punitivo verso chi è rimasto fuori, ma soltanto un criterio legato all’anzianità di servizio - ha detto, riferendosi a Paolo Barbieri, già assessore nella precedente amministrazione -. Mi ha molto rammaricato, quindi, la reazione veemente che la mia decisione ha provocato nel diretto interessato».
Neanche la protesta dei giorni scorsi, del cons. Salvatore Di Sì, che manifestando la propria netta contrarietà, è riuscito a fermare la defenestrazione dell’assessore Barbieri, intanto Di Sì, convinto degli ottimi risultati raggiunti dall’assessorato, ha dichiarato la propria uscita dalla maggioranza fino a quando non avrà risposte di carattere politico a giustificazione della scelta del Presidente De Nisi.
Gli altri assessori sono il vice presidente Giuseppe Barbuto (Viabilità - Lavori pubblici – Patrimonio - Appalti), Gianluca Callipo (Turismo - Sport - Politiche giovanili - Politiche comunitarie ed economiche), Pasquale Fera (Bilancio - Pubblica istruzione - Associazionismo), Martino Porcelli (Ambiente - Protezione civile - Gestione rifiuti), Michelangelo Mirabello (Politiche del lavoro - Formazione - Istituzioni culturali), Rocco Pistininzi (Personale - Servizio idrico integrato - Difesa del suolo e protezione delle coste), Domenico Antonio Crupi (Agricoltura - Caccia - Pesca - Agroalimentare).

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A DISTANZA DI 11 GIORNI I LAVORATORI EX EUROCOOP OCCUPANO NUOVAMENTE IL CAMPANILE DELLA CHIESA MATRICE

(SANT’ONOFRIO) Tanti concittadini con gli occhi al cielo seguono le gesta dei tre operai addetti alla raccolta dei rifiuti, che da stamattina hanno nuovamente occupato il campanile della chiesa matrice.
Gli operai, utilizzati dal Comune di Sant’Onofrio e successivamente licenziati, perché il servizio è stato internalizzato e affidato al personale LSU, con questo gesto tentano di sensibilizzare l’opinione pubblica e in particolar modo le istituzioni Comune, Provincia, Regione e Prefettura, per giungere ad una rapida soluzione che garantisca loro una minima occupazione.
Sul volto dei lavoratori si legge tanta disperazione, stavolta si intuisce che l’occupazione durerà a lungo.
Il sindacalista dello Slai-Cobas, Nazzareno Piperno, che da stamani accompagna l’azione dei propri iscritti, cerca di rasserenarli, finora ha invitato politici, amministratori locali e provinciali, ad occuparsi della problematica degli operai santonofresi. Domattina dovrebbe intervenire sul luogo il presidente dell’Amministrazione Provinciale di Vibo Valentia, intanto ai tre operai si forniscono delle vivande e dei thermos con caffè caldo, stanotte sul campanile farà molto freddo.
Sulla facciata della chiesa campeggiano le bandiere dello Slai Cobas e degli striscioni con le scritte:
“Commissari avete rovinate le nostre famiglie. Ma la politica dove caz..è?”

“morire per il lavoro è una vergogna per le istituzioni. Grazie ai commissari abbiamo perso il lavoro”

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IN FORTE AUMENTO LE CASE ABBANDONATE E DIROCCATE NEL CENTRO DEL PAESE.

(Sant’Onofrio) Gli immobili abbandonati e disabitati sono una realtà significativa nel nostro Paese. Si contano ormai numerose abitazioni abbandonate e molte, moltissime, quelle diroccate e pericolose per l’incolumità dei Santonofresi, che popolano il centro storico.
Negli anni i giovani hanno preferito, spostarsi verso la periferia del paese, lasciando le piccole abitazioni dei propri genitori abbandonate al loro destino e al destino dei loro ultimi abitanti, sarebbe necessario invertire questo trend volto allo spopolamento e all’abbandono.
Così, la “Cuntura”  originariamente il quartiere più popolato, anno dopo anno ha assistito ad un forte diradamento dei cittadini residenti.
Tante sono le cause dell’allontanamento progressivo dal centro storico, e il conseguente abbandono delle vecchie abitazioni, in particolare, sono da ricercare nella difficoltà della vendita a terzi, spesso si tratta di piccole costruzioni ereditate da più persone con poco interesse a vendere, a volte si tratta di casette con proprietari emigrati all’estero con oggettive difficoltà cui una tortuosa burocrazia ne scoraggia la vendita, (procure bilingue, atti notarili, titoli di proprietà, successioni, ecc). Inoltre trattandosi di piccole abitazioni di pochi metri quadrati, risultano insufficienti alle reali esigenze delle giovani coppie, che preferiscono case con tutti i confort possibili e tutti gli standard urbanistici. Il destino del centro storico di Sant’Onofrio sembra segnato, le decine e decine di case abbandonate, si trasformeranno in ruderi fatiscenti destinati a crollare, con erbacce e rampicanti sui muri, cornicioni che si staccano, porte divelte e tetti sfondati, case in parte crollate che minano quotidianamente la pubblica incolumità.  
In soccorso allo spopolamento e all’abbandono delle vecchie case, sarebbe utile che il Comune si proponesse di velocizzare l’iter per il rilascio di permessi, autorizzazioni e concessioni a costruire alleggerendo l’ormai arcaico regolamento edilizio, favorendo una politica che incoraggi il recupero di queste aree, e che la Regione Calabria, attraverso quello che resta dai Fondi Europei, istituisca incentivi non solo sul piano delle agevolazioni procedurali, ma anche in termini di premi volumetrici, per coloro che promuovano operazioni di recupero del patrimonio edilizio abbandonato e recupero del centro storico con fondi per il rifacimento della rete idrica, fognaria, del gas/metano e del manto stradale.
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TAGLI ALLE POLTRONE DELLA PROVINCIA E DEL COMUNE DI SANT’ONOFRIO

I comuni della Provincia di Vibo Valentia, ed il nuovo collegio di Sant'Onofrio
Si tratta di una vera e propria rivoluzione, la diminuzione dei consiglieri comunali che, a meno di ribaltamenti improvvisi, o all’eventuale soppressione degli Enti intermedi per ora congelata a successivo provvedimento, dagli attuali 24 consiglieri provinciali, scenderanno a 10 per la Provincia di Vibo mentre al Comune di Sant’Onofrio passeranno a sette consiglieri più il sindaco e non più di 3 assessori.
Un deciso taglio che colpirà l’Amministrazione Provinciale di Vibo Valentia a partire dal 2012, o, comunque, dal prossimo mandato visto che alla originaria riduzione del 20 per cento, stabilito dalla legge 191/2009, si è aggiunto un ulteriore 50% con la più recente disposizione approvata dal parlamento, il decreto legge n.138 del 13 agosto 2011 convertito con legge n.148 del 14.09.2011.
Alle Amministrazioni comunali per effetto dell'articolo 16 del dl 138/2011 si avrà la riduzione del numero di consiglieri e assessori. Si determineranno così le nuove composizioni consiliari:
  • nei comuni con popolazione superiore a 1.000 e fino a 3.000 abitanti, il consiglio è composto, oltre al sindaco, da cinque consiglieri; gli assessori non potranno essere più di 2;
  • nei comuni con popolazione superiore a 3.000 e fino a 5.000 abitanti, il caso di Sant’Onofrio, il consiglio comunale è composto da sindaco e sette consiglieri; gli assessori non potranno essere più di 3;
  • nei comuni con popolazione superiore a 5.000 e fino a 10.000 abitanti, il consiglio comunale sarà composto da sindaco e nove consiglieri; gli assessori non potranno essere più di 4.
Quindi, la nuova legge, che impone una drastica riduzione dei componenti dei consigli e delle giunte di comuni e province, produrrà una nuova definizione dei collegi provinciali di Vibo Valentia, che terrà conto della contiguità territoriale e di una distribuzione della popolazione proporzionalmente suddivisa in dieci collegi.
BOZZA NUOVA DEFINIZIONE COLLEGI PROVINCIALI VIBO VALENTIA
  1. Collegio di Dinami: Dinami, Acquaro, Arena, Dasà, Gerocarne, Sorianello, Soriano Calabro e Pizzoni. Abitanti complessivi 18.216, sezioni elettorali n. 23.
  2. Collegio di Filadelfia: Filadelfia, Capistrano, Francavilla Angitola, Monterosso Calabro, San Nicola da Crissa, Polia, Vallelonga e Vazzano. Abitanti 16.767, sezioni elettorali n. 22.
  3. Collegio di Mileto: Mileto, Francica, Jonadi, San Gregorio d'Ippona, San Costantino Calabro. Abitanti complessivi n.16.135, sezioni elettorali n. 20.
  4. Collegio di Nicotera: Nicotera, Joppolo, Limbadi e San Calogero. Abitanti complessivi 17.331, sezioni elettorali n. 22.
  5. Collegio di Pizzo: Pizzo, Maierato, Filogaso, Sant'Onofrio e Stefanaconi. Abitanti complessivi 17.970, sezioni n. 20.
  6. Collegio di Rombiolo: Rombiolo, Briatico, Cessaniti, Filandari, Zungri e Zambrone. Abitanti complessivi 18.247, sezioni n. 26.
  7. Collegio Serra San Bruno: Serra San Bruno, Brognaturo, Fabrizia, Mongiana, Nardodipace, Simbario, Spadola. Abitanti conplessivi 14.791, sezioni n. 20.
  8. Collegio di Tropea: Tropea, Drapia, Parghelia, Ricadi, Spilinga, Zaccanopoli. Abitanti complessivi 17.332, sezioni n. 23.
  9. Collegio di Vibo Valentia: da Vibo Valentia alta a Piscopio seguendo una linea che in senso orario va dalla SS. 182 per San Gregorio d'Ippona, prosegue lungo la Statale e si immette sulla strada comunale Bitonto che, però, resta esclusa, passa davanti alla Provincia, delimita tutta la zona Lacquari, entra in viale Affaccio, prosegue per via Dante Alighieri e si immette in via Palack fino all'incrocio di Santa Ruba. Passando poi per altre vie arriva al punto di partenza in località Tacconi e Battifoglio. Comprende anche la zona di Vibo Est e un insieme di vie ancora sino in via Santa Maria dell'Imperio. Abitanti complessivi 19.237, sezioni n. 22.
  10. Collegio Vibo Valentia II: comprende Vena Superiore, Vena Inferiore, Vena Media, Triparni e località Aeroporto. Ingloba anche tutta la zona Moderata Dujrant e località Bitonto. Comprende ancora Vibo Marina, Bivona, Porto Salvo, Longobardi e San Pietro. Abitanti complessivi 14.720, sezioni n.15.

NEANCHE IL PONTEFICE HA SCOSSO LA CALABRIA

CALABRIA ORA. La Calabria che non c'è. Il giorno dopo la storica visita di Papa Benedetto XVI un generale silenzio circonda l'evento, che la nostra regione sembra aver vissuto in un'apatia che sfiora l'indifferenza. Quella stessa indifferenza che nei fatti ha connotato l'atteggiamento dei calabresi dal 1984 a oggi.
Perché un perfetto parallelismo lega le parole di Ratzinger a quelle del suo predecessore 27 anni fa. L'analisi dei mali della Calabria e lo sprone a reagire. Nulla è cambiato nella Calabria immota e ferma. La “scossa” dell’arrivo di Benedetto XVI non c’è stata: mobilitazione sotto le previsioni. E non è un buon segno.

Articolo Calabria Ora di martedì 11/10/2011

N.62 BORSE DI STUDIO PER TIROCINI DI FORMAZIONE.

LIFELONG LEARNING PROGRAMME
Programma settoriale Leonardo da Vinci - Mobilità PLM –
Attribuzione di n.62 borse di studio per tirocini di formazione professionale della durata di n.11 settimane.

Il presente progetto è finanziato nell’ambito del Programma Comunitario Leonardo da Vinci”.

1. OBIETTIVI
Obiettivo del progetto è offrire a giovani diplomati/ laureati l’opportunità, attraverso una Borsa di Studio, di svolgere un tirocinio in Imprese, Enti e/o Organizzazioni ubicati in Stati dell’Unione Europea (Italia esclusa) nel settore del management e del turismo sostenibile.

2. N. BORSE DA ASSEGNARE
E’ prevista l’assegnazione di n. 62 Borse di Studio

3. DURATA TIROCINIO
11 settimane

4. PAESI DI DESTINAZIONE
Spagna, Malta, Inghilterra, Irlanda, Germania, Slovenia

5. REQUISITI DI PARTECIPAZIONE
Possono partecipare 62 giovani diplomati e/o laureati che, alla data di
pubblicazione del presente bando, sono in possesso dei seguenti requisiti:
  • Diploma di scuola media superiore o Laurea Specialistica (o Laurea - Vecchio Ordinamento) o Laurea Triennale - Nuovo Ordinamento;
  • Età compresa tra i 18 ed i 35 anni;
  • Essere cittadino italiano;
  • Non essere residente né cittadino del Paese in cui si svolgerà il tirocinio;
  • Non usufruire, nel periodo del tirocinio, di altri finanziamenti per soggiorni all’estero, erogati su fondi dell’Unione Europea;
  • Non avere lo status di “studente” vale a dire “non essere iscritto”, al momento
della pubblicazione del presente bando, presso Corsi di Studio Universitari e Post-universitari (Esempio: ad un Corso di Laurea di primo o secondo livello, Master, Scuole di Specializzazione e/o Dottorati di Ricerca). Tale condizione dovrà essere mantenuta per tutta la durata del Tirocinio.

Titoli preferenziali
Costituiscono Titoli preferenziali:
  • Laurea in: Economia del Turismo, Economia Aziendale e lauree equipollenti, Lingue e Letterature straniere, Scienze della Comunicazione.
  • Percorso formativo o master specifico nel settore turistico;
  • Conoscenza di base della lingua del Paese di destinazione o di una lingua veicolare;
  • Residenza in una delle regioni del Mezzogiorno.

6. COPERTURA FINANZIARIA
Il Contributo Leonardo copre: corso di preparazione pedagogica, culturale e linguistica; viaggio A/R; assicurazione contro rischi e infortuni; alloggio. Inoltre verrà riconosciuto un pocket money a sostegno delle spese di vitto e trasporti locali.

7.MODALITÀ E TERMINI DI PARTECIPAZIONE
La domanda di partecipazione, unitamente alla documentazione da allegare, può essere scaricata dal sito  http://www.cesvil.it/Sezione News e Bandi, oppure dal sito http://www.anap.cal.it/ Sezione Bandi Attivi.

8.MODALITÀ DI PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA
La suddetta documentazione dovrà pervenire, a pena di esclusione, a mano o a mezzo raccomandata A/R, entro il 10/10/2011 (farà fede il timbro postale), all’Amministrazione della CESVIL, sita in Loc. Moderata Durant, 89900 - Vibo Valentia (VV), e dovrà recare sulla busta, chiusa e sigillata, il riferimento:
Programma Leonardo da Vinci”.
Non verranno accettate domande incomplete e non sarà possibile modificare o annullare successivamente le domande presentate.
Successivamente al presente avviso pubblico, tutte le comunicazioni inerenti il progetto (convocazione per colloquio di selezione, graduatorie, calendario di preparazione, calendario delle partenze, etc.) avverranno tramite pubblicazione sul sito internet http://www.cesvil.it/Sezione News e Bandi, oppure sul sito http://www.anap.cal.it/ Sezione Bandi Attivi.
I candidati, pertanto, non verranno convocati telefonicamente o con altro mezzo.
Per informazioni:
CESVIL Mobilità - Loc. Moderata Durant, 89900 - Vibo Valentia (VV) – Tel.0963/542991, e-mail: info@cesvil.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (martedì e giovedì dalle ore 16.00 alle ore 18.00).
ANAP Calabria – Rione Cocca – 89817 Briatico (VV) – Tel. 0963/391772, e-mail: info@anap.cal.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

9. SELEZIONI
Le selezioni, oltre ad accertare i requisiti d’accesso, consisteranno in un colloquio individuale motivazionale e di verifica della conoscenza della lingua straniera indicata nella domanda di partecipazione.
Il punteggio massimo attribuibile sarà di 40/40, di cui 10/40 per la valutazione del curriculum vitae, 20/40 per il colloquio individuale (mirato a valutare le motivazioni, le abilità linguistiche, culturali e professionali del candidato) e 10/40 per i titoli preferenziali. Il punteggio minimo per superare la fase selettiva sarà di 24/40.
In caso di parità di punteggio tra più candidati, sarà considerato il seguente ordine di priorità:
1. minore età;
2. sesso femminile.
Le selezioni si svolgeranno presso gli uffici dell’A.N.A.P. Calabria siti in Briatico (VV), Rione Cocca, a partire dal giorno 17 Ottobre 2011 alle ore 10.30. L’elenco degli ammessi ed il calendario degli incontri saranno pubblicati, a partire dal 25 Ottobre 2011, sul sito www.cesvil.it - Sezione News e Bandi, oppure sul sito http://www.anap.cal.it/ Sezione Bandi Attivi.

10. OBBLIGO DEI VINCITORI
Rinuncia prima della partenza
L’eventuale rinuncia al progetto da parte del candidato selezionato deve essere comunicata a CESVIL, entro e non oltre il quinto giorno dall’avvenuta comunicazione del risultato della prova selettiva.
Una volta effettuata la contrattualizzazione, in caso di rinuncia prima della partenza, ove ANAP Calabria abbia già provveduto a sostenere e/o impegnare spese in favore del beneficiario (ad es. acquisto biglietto aereo non annullabile/rimborsabile, emissione di polizza assicurativa, ecc., preparazione linguistica, culturale, affitto, ecc.) questi sarà obbligato a rimborsare le eventuali spese già sostenute e/o impegnate.

11. INFORMATIVA AI SENSI DELLA L. 196/03
Gli enti promotore e coordinatore utilizzeranno i dati personali contenuti nelle domande e nei curricula esclusivamente per le finalità del progetto ed il trattamento degli stessi sarà improntato a principi di correttezza, liceità e trasparenza, al fine di tutelarne la riservatezza.
Vibo Valentia, 20.09.2011