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SANT‘ONOFRIO: MONUMENTO DEL CALVARIO NASCOSTO DA CUMUNI DI RIFIUTI

(SANT‘ONOFRIO) Continua a tenere banco tra i cittadini la vicenda relativa al mancato smaltimento dei rifiuti che ormai da settimane ricoprono l’area circostante l’artistico Calvario di via Morsillara.
Rimane infatti alta la preoccupazione sulle possibili conseguenze igienico-sanitarie che ne potrebbero derivare, con i primi cittadini di Sant’Onofrio e Stefnaconi che, pur facendo l’impossibile per alleviare i disagi dell’emergenza rifiuti nelle rispettive comunità, sulla vicenda specifica del Calvario, dove conferiscono i rifiuti i residenti delle vie Del Signore e Morsillara che delimitano territorialmente i due comuni, si rimpallano le competenze.
Con il sindaco di Stefanaconi Salvatore Di Sì che sostiene come essendo il punto di raccolta del Calvario utilizzato soprattutto dai santonofresi, spetti proprio a quest'ultima amministrazione provvedere.
Diametralmente opposta la versione del sindaco Tito Rodà secondo il quale, invece, l'accordo tacito tra le due amministrazioni preveda una suddivisione delle incombenze con il comune di Sant'Onofrio che deve provvedere, come di fatto sta facendo presso il punto di conferimento ubicato in prossimità delle case popolari, alla raccolta dei rifiuti dal Calvario in giù (via Morsillara), mentre il comune di Stefanaconi dovrebbe provvedere alla raccolta dal Calvario in su (via Del Signore).
A farne le spese, nel frattempo, gli incolpevoli cittadini che a questo punto della diatriba si sono perfino stancati di fare la spola tra i due municipi e non sanno più che pesci prendere.
A farsi interprete di questo malessere, l'associazione “Morsillara onlus” con il presidente Filippo Trimboli per il quale i “residenti della frazione Morsillara si trovano ancora una volta nella paradossale situazione di chi vive nella terra di mezzo, dove tutto appare sfumato e indefinito”.
“Eppure - evidenzia il presidente - tutti si ricordano di noi quando dobbiamo pagare le tasse e le imposte, anche quelle relative ai servizi comunali”.
Per Trimboli ai “cittadini poco importa delle ragioni dell'uno o dell'altro, avendo tutti noi a cuore esclusivamente gli interessi dei nostri figli e delle nostre famiglie che si trovano ormai da settimane a vivere in condizioni igienico-sanitarie davvero precarie”.




(Raffaele Lopreiato Gazzetta del Sud)

SANT‘ONOFRIO:IN MOSTRA GLI ARTISTICI PRESEPI DI ARGIRO’

(SANT‘ONOFRIO)In tempi di vacche magre per le amministrazioni comunali, alle prese con bilanci risicati, il compito di promuovere iniziative capaci di immergere le comunità nel clima magico del Natale viene sempre più demandato ai cittadini nella loro qualità di singoli o di appartenenti a sodalizi culturali.
A questa regola non si sottrae nemmeno Sant’Onofrio dove da alcuni giorni sono esposti in piazza Umberto I una serie di artistici presepi realizzati da Nicola Argirò e dal gruppo di collaboratori che anche quest’anno lo hanno affiancato nella sua "Bottega del popolo".

Natività della Frazione Morsillara ad opera di un gruppo di cittadini
Ispirati per lo più a scene di vita che rimandano alle tradizioni della civiltà contadina locale, i presepi di Argirò stanno richiamando l’attenzione di grandi e piccini e costituiscono il frutto di un intenso e certosino lavoro preparatorio protrattosi per diversi mesi.
La mostra sarà itinerante in quanto già dai prossimi giorni i presepi verranno esposti a Stefanaconi e, successivamente, a S. Costantino Calabro.
Come sempre l’opera di Nicola Argirò si caratterizza per la forte valenza sociale che quest’anno si concretizzerà nella riffa del presepe più bello tra quelli esposti organizzata con lo scopo di devolvere i fondi raccolti alla Caritas parrocchiale.
Anche nella limitrofa frazione Morsillara di Stefanaconi, per l’intraprendenza di un gruppo di cittadini di diversa età ed estrazione sociale, si è riusciti quest’anno a caratterizzare in modo particolare l’arrivo del Natale.
Grazie infatti all’impegno dell’associazione "Morsillara onlus" guidata dal presidente Filippo Trimboli la villetta comunale è stata impreziosita da un albero di natale e dalla rappresentazione a grandezza naturale di una suggestiva Natività.
Il tutto grazie all’impegno volontario dei soci, tra cui anche i tanti nuovi giovani iscritti che con il loro ingresso hanno portato un supplemento di entusiasmo nel sodalizio, sempre più determinato a proseguire nell’attività di promozione sociale e culturale della popolosa frazione.

(Raffaele Lopreiato Gazzetta del Sud 13/12/2013)


LA SALERNO-REGGIO FINISCE IN PRIMA SUL NYT: «SIMBOLO DEL FALLIMENTO DELL'ITALIA»

La prima pagina del NYT

«Simbolo» delle preoccupazioni di molti Paesi del Nord Europa per la corruzione che dilaga in gran parte del Sud
«Nulla incarna i fallimenti dello Stato italiano più nettamente di quanto non faccia l’autostrada Salerno-Reggio Calabria». Lo dice un articolo sulla prima pagina del New York Times di lunedì che sottolinea come il tratto autostradale iniziato negli anni 1960 – e non ancora terminato – rappresenti «il frutto malato della cultura del lavoro-per-voti» alimentata nel sud Italia dalla criminalità organizzata.
LA GRANDE INCOMPIUTA -L'autostrada A3, i cui lavori di costruzione sono stati avviati mezzo secolo fa ma sono ancora incompleti, parte nella periferia di Napoli nella città collinare di Salerno e termina 300 miglia più a sud nel centro di Reggio Calabria. Oggi questo tratto tristemente noto è finito in prima pagina sul New York Times: «Il simbolo di ciò che alcuni Paesi del nord Europa dicono di temere di più dell'Eurozona: il suo sviluppo in un sistema assistenziale nel quale ci si aspetti che essi sostengano una pigra Europa del sud, dove sovvenzioni e sussidi troppo spesso scompaiono in corruzioni che i governi sembrano incapaci - o non vogliono - di prevenire». Facendo un rapida storia dei fondi europei spesi nell’infrastruttura, l’articolo a firma dalla corrispondente da Roma, Rachel Donadio, evidenzia come per molti versi la regione Calabria sia un emblema della crisi di fiducia che serpeggia nell’Unione Europea. 
I FALLIMENTI DELL’ITALIA - Una strada, spiega la testata statunitense che «spesso si restringe a due corsie, con un percorso a ostacoli di cantieri che hanno indugiato per decenni», ma anche «pericolosa». Ciò detto, «niente incarna i fallimenti dello Stato italiano più nettamente» della Salerno-Reggio Calabria, con i critici che la vedono come «il frutto avvelenato della cultura dello scambio “voto per lavoro” che, nutrita dal crimine organizzato che è endemico nell'Italia meridionale, ha sistematicamente defraudato lo Stato nell'assenza dei suoi cittadini, e lasciando la Calabria geograficamente ed economicamente isolata». 
I TRENI DELLA SPAGNA - Dal 2000 al 2011, ricorda il Nyt, «l'Italia ha ricevuto dall'Unione europea più di 60 miliardi di dollari (46,2 miliardi euro, ndr) per il finanziamento di una vasta gamma di programmi, in settori come l'agricoltura e le infrastrutture, la maggior parte diretti a sud». Però ora «a dimostrarlo c'è giusto una mezza autostrada completata». Ingeneroso il confronto con la Spagna, alla quale «è stato dato poco più di 100 miliardi di dollari, ma che almeno ha una rete ferroviaria ad alta velocità di prima categoria», mentre la Grecia «ha ricevuto 50 miliardi di dollari, una somma enorme in termini pro capite, ma anch'essa con esito poco chiaro».
CORRIERE DELLA SERA - RASSEGNA STAMPA

JULIETA LANTERI PALADINA DEL MOVIMENTO FEMMINILE IN ARGENTINA

JULIETA LANTERI PALADINA DEL MOVIMENTO FEMMINILE IN ARGENTINA 
Fu la prima donna ad esercitare il diritto di voto nel Sudamerica

Julieta Lanteri nacque a Cuneo nel 1873 con il nome di Giulia Maddalena Angela Lanteri ed emigrò in Argentina di 6 anni, assieme alla sua famiglia. 
Julieta Lanteri
Residenti per tanti anni a La Plata e molto lavoratori, i genitori hanno dato a Julieta l’opportunità di frequentare il liceo nel “Collegio Nacional” di Buenos Aires, nonostante gli ostacoli dell’epoca, tanto da divenire la prima donna diplomata in quel liceo. 
Difficile si rivelò anche l’ingresso all’università, ma alla fine con una dispensa speciale del preside Julieta venne ammessa alla facoltà di Medicina dell’Università di Buenos Aires, dove si laureò nel 1907, divenendo la sesta donna laureata in assoluto presso le università argentine. Fece una carriera meritevole come specialista nelle malattie psichiche di donne e bambini. 
Assieme alla prima laureata donna in Argentina, la dottoressa Cecilia Grierson, fondò l’Associazione Universitaria Argentina per favorire le donne nell’accesso all’educazione universitaria ed impegnandosi attivamente nel movimento femminista per l’affermazione ed il riconoscimento dei diritti civili fondamentali. 
Anche per essere assunta come docente universitaria nella facoltà di Medicina, Julieta Lanteri dovette lottare molto. 
Ciò in quanto donna ma anche perchè straniera. 
Dopo diversi rifiuti, Julieta ottenne la cittadinanza argentina, ed anche in questo caso fu la prima donna italiana ad ottenerla. 
A questo punto, in occasione della tornata elettorale amministrativa del 1911, Julieta si iscrisse quale votante presso un seggio della capitale argentina, sfruttando il fatto che non erano a quei tempi previste limitazioni esplicite al sesso degli elettori. 
Arrivato il 26 novembre, si presentò alle autorità del seggio con il documento in regola e chiese il diritto del voto che le venne riconosciuto. 
Addirittura, il presidente di seggio, il prestigioso studioso di storia locale Adolfo Saldías, si dichiarò “onorato di firmare il documento del primo elettore donna del Paese e dell’intero Sudamerica”. 
L’atteggiamento di Julieta ebbe grande rilievo sui giornali e di li a poco il Consiglio comunale sancì una risoluzione per cui era vietata la partecipazione femminile alle elezioni, anche
perchè l’anagrafe includeva soltanto il registro maschile riferito all’arruolamento militare. 
A quel punto la Lanteri, intenzionata a portare fino in fondo la propria battaglia civile alzò la posta in gioco e si presentò davanti alle autorità militari con l’intento dichiarato di arruolarsi. 
Nel 1919 manifestò l’intenzione di candidarsi alla carica di deputato, ma non le venne permesso e per protesta organizzò una finta elezione in una piazza di Buenos Aires. 
Alla sua chiamata risposero oltre quattromila donne e questo avvenimento assunse rilievo internazionale. 
Già l’anno successivo il Partito Socialista la presentò alle elezioni come propria candidata e di li a poco Julieta Lanteri fondò il Partito Femminista Argentino, con cui partecipò ad altre elezioni, fino a risultare seconda come quantità di voti ottenuti nelle elezioni di 1924, quando venne eletto proprio il dottor Alfredo Palacios come primo deputato socialista d’America. 
La Lanteri con il suo sfrenato attivismo si era guadagnati parecchi nemici, ma lei era instancabile e non si intimoriva. 
Promosse numerose conferenze nelle quali lanciava allarmi sulla possibilità di colpi di stato autoritari nel Sudamerica e fece inserire alcuni principi del suo Partito Femminista nei programmi di governo di altre forze politiche argentine. 
Il 23 febbraio 1932, in uno strano e mai chiarito incidente stradale nel centro di Buenos Aires, una macchina in retromarcia la colpì fatalmente, alimentando il mai sopito sospetto che si trattasse di un delitto politico mascherato da incidente stradale. 
Così venne stroncata la vita di Julieta Lanteri, la prima donna ad esercitare il diritto al voto in Argentina ed anche nel Sudamerica. 
Una eterna e vera pioniera dei diritti civili e politici femminili, che furono poi definitivamente riconosciuti nel 1947 per iniziativa di Eva Perón, quando si sancì irrevocabilmente per legge il diritto di voto alle donne in Argentina. 

Josè Rodolfo Maragò

A3, DALLE ORE 12 DI SABATO 26 MAGGIO ALLE ORE 4 DI DOMENICA 27 MAGGIO, CHIUSO IL TRAFFICO TRA GLI SVINCOLI DI FALERNA E PIZZO CALABRO


L’Anas comunica che, dalle ore 12:00 di sabato 26 maggio alle ore 4:00 di domenica 27 maggio 2012, sarà chiuso al traffico il tratto compreso tra gli svincoli di Falerna e Pizzo Calabro dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, tra i km 304,000 e 338,000, in entrambe le direzioni.
Il provvedimento si rende necessario per eseguire i lavori di ripristino della pavimentazione e per proseguire i lavori di realizzazione del nuovo svincolo di Lamezia Terme
Nelle ore di chiusura del tratto autostradale il traffico veicolare in direzione Reggio Calabria verrà deviato con uscita allo svincolo di Falerna,
proseguimento lungo la statale 18 Tirrena Inferiore e rientro in A3 allo svincolo di Pizzo Calabro. Percorso inverso in direzione Salerno.
Il traffico veicolare proveniente dalla statale 280 Dei Due Mari in ingresso allo svincolo di Lamezia Terme verrà deviato sulla statale 18 Tirrena Inferiore.
I veicoli con altezza superiore a 4,00 m in transito lungo le statali 18 e 280 verranno deviati sulla strada provinciale per San Pietro Lametino.
Per effetto della chiusura saranno interdette al traffico le rampe di ingresso in direzione Reggio Calabria degli svincoli di Falerna e Lamezia Terme e le rampe di ingresso in direzione Salerno degli svincoli di Pizzo Calabro e Lamezia Terme.

LA LETTERA DI CONGEDO DEL CAPITANO ALESSANDRO DEL PIERO




LA LETTERA DI CONGEDO DEL CAPITANO ALESSANDRO DEL PIERO:
“Più di 8 scudetti.
Più di una promozione dalla serie B
Più di una Coppa Italia (e speriamo due)
Più di 4 supercoppe italiane
Più di una Champions League
Più di una Supercoppa europea
Più di una Coppa Intercontinentale
Più del gol alla Fiorentina
Più di un gol alla Del Piero
Più del gol a Tokyo
Più delle mie lacrime
Più del gol a Bari
Più di un gol al volo di tacco nel derby
Più di un gol per l’Avvocato
Più della linguaccia contro l’Inter
Più dell’assist a David
Più del gol numero 187
Più del gol alla Germania
Più di Berlino
Più del gol al Frosinone
Più del titolo di capocannoniere in B
Più del titolo di capocannoniere in A
Più della standing ovation al Bernabeu
Più di 704 partite con la stessa maglia
Più di 289 gol
Più di una punizione che vuol dire Scudetto
Più del gol all’Atalanta
Più di ogni record
Più della maglia numero 10 con il nome Del Piero
Più della fascia di capitano

Più di tutto…
C’è quello che mi avete regalato in questi 19 anni.

Sono felice che abbiate sorriso, esultato, pianto, cantato, urlato per me e con me.
Per me nessun colore avrà tinte più forti del bianco e nero.
Avete realizzato il mio sogno. Più di ogni altra cosa, oggi riesco soltanto a dirvi: GRAZIE.

Sempre al vostro fianco” Alessandro Del Piero

SANT’ONOFRIO: STORIA E TRADIZIONI TELECAMERE PUNTATE SUI QUATTRO RIONI

Paolo Marra
(SANT’ONOFRIO) Riflettori puntati oggi sulla storia, le tradizioni e gli usi della comunità.
Per l’intera giornata, infatti, farà tappa in paese il noto conduttore Paolo Marra per girare una puntata della popolare trasmissione televisiva campione regionale di ascolti “Si giri ccu mia te sciali chi via”.
Con questa iniziativa l’emittente Video Calabria ormai da quasi dieci anni sta compiendo un interessante viaggio a tappe nei diversi comuni contribuendo, attraverso la riproposizione di immagini, riti religiosi e testimonianze, alla riscoperta della parte più autentica e genuina della nostra regione.
Duecentocinquanta le puntate della trasmissione finora registrate che hanno permesso anche ai calabresi fuori regione di riscoprire luoghi magici, paesaggi incontaminati, sapori e odori tipici della nostra terra , il tutto “condito” dalla impareggiabile verve del conduttore Paolo Marra.
L’odierna tappa santonofrese del programma è stata resa possibile dalla disponibilità del maestro Franco Petrolo, artista a tutto tondo definito per l’intensità e la suggestione dei colori delle sue tele il “cantore della calabresità”, che si è occupato di tutti gli aspetti organizzativi e logistici dell’evento, che si articolerà nei quattro rioni del paese.
Nello specifico, adeguato risalto verrà dato alla collezione di modellismo del maestro Rocco Crudo ispirata ai principali monumenti italiani, ad una collettiva d’arte a cura degli artisti locali, alla mostra fotografica “Partirono i Bastimenti” curata dal periodico La Vocee dedicata all’epopea dell’emigrazione santonofrese in Argentina.
Ampio spazio verrà riservato anche all’artigianato ed ai sapori, con la rubrica “la tavola dei sapori” nel corso della quale verranno preparati in diretta presso un noto agriturismo i prodotti tipici della tradizione gastronomica locale.
Prevista infine un’anteprima espositiva della mostra sulla “Civiltà marinara” a cura di Pino Procopio, direttore del Museo del Mare di Pizzo.
Sulle origini storiche di Sant’Onofrio, sorto intorno ad uno dei maggiori conventi Basiliani in Calabria, e sulla profonda religiosità dei santonofresi legata al culto secolare della Santa Croce relazioneranno invece storici e studiosi di storia locale.

                                   (Raffaele LopreiatoGazzetta del Sud 12/05/2012)     

STEFANACONI:VALANGA DI SÌ, SINDACO CON IL 97.7 PER CENTO

(STEFANACONI) Come ampiamente previsto alla vigilia del voto, Salvatore Di Sì è il nuovo sindaco di Stefanaconi.
Davvero plebiscitario e probabilmente oltre ogni più rosea aspettativa il consenso ottenuto, se si pensa che ben 1145 voti, con una percentuale di oltre il 90 per cento dei votanti sul totale complessivo di 1296, sono stati assegnati alla lista “Di Sì per l’unità” che lo sosteneva.
Di rimando, davvero briciole sono apparsi i 27 voti conteggiati per la lista “Insieme per te” che sosteneva  l’altro candidato a sindaco  Massimiliano Figliuzzi.
Che comunque tra i banchi dell’opposizione potrà avvalersi, grazie ai sei voti di preferenza raggranellati che ne fanno la prima degli eletti nella lista di minoranza, di una valida “compagna di viaggio”, di sicuro giovane nello spirito e probabilmente scelta al momento delle candidature per contribuire alle crescenti esigenze di “svecchiamento” delle rappresentanze politiche negli  enti locali.
Si tratta di Luigina Porcelli, classe 1923 e quindi quasi novantenne!
Un’età, quella della signora, davvero da Guinnes dei primati e che comunque la pone ai primissimi posti in una ideale classifica dei consiglieri comunali più anziani d’Italia!
Ritornando al dato politico delle elezioni, va evidenziato che l’affermazione di Salvatore Di Sì,  esponente di spicco del Partito Democratico in seno all’Amministrazione provinciale dove riveste il ruolo di consigliere, riconsegna al centrosinistra il piccolo centro limitrofo alla città  capoluogo.
Infatti, nonostante la mancata sottoscrizione ufficiale di un apparentamento con le sigle di partito, sin dalla sua discesa in campo Di Sì ha fatto pubblicamente riferimento proprio al senso di appartenenza ideale della lista a questo schieramento, in continuità con il suo impegno di amministratore locale che lo aveva già visto rivestire nel recente passato il ruolo di assessore nell’esecutivo guidato dal sindaco Fortunato Griffo e di consigliere di minoranza nell’amministrazione uscente guidata da Saverio Franzè.
Diverse le cause che hanno concorso alla schiacciante vittoria di Di Sì.
Indubbiamente il riconosciuto carisma esercitato sugli elettori, a cominciare dalla popolosa frazione Morsillara da cui proviene, che già in precedenza gli aveva permesso di riscuotere consensi da record in tutte le occasioni in cui si era presentato al giudizio degli elettori
A questo va aggiunta la mancata ricandidatura del sindaco Franzè e la conseguente situazione di stallo in cui è venuto a trovarsi il centrodestra locale che alla prova dei fatti si è rivelato incapace di mettere su una propria lista.
Da non trascurare poi il difficile momento attraversato dalla comunità di Stefanaconi, balzata sua malgrado più volte negli ultimi tempi agli onori della cronaca nera.
Una situazione di difficoltà, questa, che può aver ulteriormente orientato i cittadini verso la scelta di un primo cittadino dalla personalità “tranquillizzante” come Salvatore Di Sì, sempre rispettoso dei rapporti umani ed aperto al confronto ed al dialogo con tutti.
D’altronde, proprio in direzione di una “riappacificazione sociale” volta ad “ottimizzare le risorse umane ed intellettuali presenti a Stefanaconi per un rilancio forte  in termini culturali e di convivenza civile della comunità” vanno le prime dichiarazioni da neo sindaco di Salvatore Di Sì che confida nell’impegno “forte e propositivo” della squadra di giovani che lo affiancherà per avviare concretamente e nei fatti i presupposti per una nuova stagione di definitivo riscatto del paese.



Salvatore Di SìSINDACO ELETTO (1.145 voti)
DI SÌ PER L’UNITÀ

 Candidati della stessa lista

NICOLA CARULLO 164
ANNUNZIATA FIORILLO 185
Giuseppe Lococo 118
DANIELA MALUCCIO 182
STEFANO MANDARANO 184
Francesco Solano 149




Massimiliano FigliuzziCandidato Sindaco (27 voti)
INSIEME CON TE

 Candidati della stessa lista
LUIGINA PORCELLI 6Maria Teresa Porcelli 0
Michele Murfuni 0
Adriana Cortese 0
Antonino Porcelli 0
Salvatore Vincenzo Lacaria 4
  (Raffaele Lopreiato Gazzetta del Su 08/05/2012) 

PUBBLICATO IN PRE-INFORMAZIONE L’AVVISO PUBBLICO PER LA SELEZIONE E IL FINANZIAMENTO DI NUOVE INIZIATIVE IMPRENDITORIALIe imprenditoriali

L’Avviso pubblico per la selezione e il finanziamento di nuove iniziative imprenditoriali promosse da Nuovi Giovani Imprenditori è stato pubblicato, in pre-informazione, sul sito istituzionale della Regione Calabria. Il bando approvato con decreto in corso di registrazione, prevede di realizzare un processo integrato che riesca ad accompagnare ed agevolare i giovani nell’avvio di nuove iniziative imprenditoriali. L’Assessore regionale alle Attività Produttive Antonio Caridi ne dà notizia esprimendo soddisfazione per l’avvio di questa seconda fase del progetto sperimentale proposto dal Dipartimento. Il bando, infatti, è stato preceduto da una fase di sensibilizzazione e di diffusione della cultura di impresa e del lavoro autonomo che ha coinvolto 2 Atenei e 76 istituti scolastici superiori, interessando oltre 3.800 studenti, a cui si aggiungono altri 240 partecipanti appartenenti alle varie categorie di docenti, capi d’istituto o ospiti esterni agli ambienti scolastici. I soggetti ammessi alle agevolazioni sono le imprese “giovanili”di “nuova costituzione”, che intendono realizzare Piani di Sviluppo Aziendale nell’ambito di proprie unità produttive locali ubicate nel territorio della Regione Calabria e potranno contare su un ammontare complessivo delle risorse destinate al finanziamento pari a euro 20.000.000,00, a valere sulla Linea di Intervento 7.1.4.3 “Promozione dell’imprenditoria giovanile” del POR Calabria FESR 2007-2013 – Asse VII “Sistemi produttivi”. Secondo l’Assessore Caridi “una delle principali novità di questo bando risiede nella precisa volontà di non generare mera attivazione di spesa pubblica, puntando invece all’attivazione di azioni finalizzate a creare reali condizioni di sviluppo e produttività in un’ottica di sostenibilità economica e di valorizzazione delle risorse disponibili (umane, culturali, naturali ecc.). Un obiettivo – ha aggiunto - per il quale la Regione, con il contributo della Fondazione Field, ha programmato, oltre alla concessione di incentivi economici, azioni di accompagnamento, sia propedeutiche che successive allo sviluppo del Piano di Impresa. La ‘sperimentazione’ riguarda anche la formazione per gli aspiranti nuovi giovani imprenditori che viene realizzata con una formula innovativa basata su seminari e workshop incentrati sulle testimonianze dirette di imprenditori capaci di dimostrare che anche in Calabria fare impresa è possibile”. Per l’Assessore Caridi “il metodo si è rivelato quello giusto, considerando la partecipazione attiva ed entusiasta degli studenti alle attività preliminari, dalle quali sono scaturite ben 800 idee imprenditoriali elaborate dai giovani”. Le Domande di Agevolazione dovranno essere presentate entro 60 giorni dalla data di pubblicazione dell’Avviso nel Bollettino Ufficiale della Regione Calabria. In questo periodo proseguirà l’intensa attività di comunicazione finalizzata alla divulgazione del progetto per consentire una migliore attuazione dell’intervento. g.m. 

RASSEGNA STAMPA 09/03/2012




STEFANACONI: GIOVEDÌ UNA RIUNIONE DEL COMITATO PER L'ORDINE E LA SICUREZZA


Il prefetto di Vibo Valentia, Michele di Bari.
STEFANACONI Una dimostrazione della vicinanza dello Stato. È anche questo lo spirito della riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza convocata per giovedì prossimo, 8 marzo, a Stefanaconi, dal prefetto di Vibo Valentia Michele di Bari.
A renderlo noto è il sindaco di Stefanaconi Saverio Franzè che proprio ieri ha ricevuto la comunicazione dalla Prefettura. La riunione, secondo quanto annunciato dal sindaco si svolgerà, con inizio alle ore 10,30 nei locali della Scuola primaria.
Nei giorni scorsi la pesante situazione acuitasi nel piccolo centro del Vibonese a seguito dell'omicidio di Giuseppe Matina, è stata al centro di un incontro tra il sindaco Franzè e il Prefetto il quale aveva dato ampie rassicurazioni sulla presenza dello Stato accanto alla comunità di Stefanaconi. Nell'ambito dello stesso incontro era stato comunicato a Franzè il rafforzamento della Stazione dei carabinieri di Sant'Onofrio.
(Gazzetta del Sud 0303/2012)

MAIERATO:ATTENTATO DISTRUGGE UN BAR-PIZZERIA

L’esercizio commerciale preso di mira nel corso della notte da incendiari ancora ignoti
(MAIERATO) La criminalità organizzata torna a far sentire in modo minaccioso ed eclatante la propria voce a Maierato.
Un paese già alla prese con il difficile processo di ricostruzione post frana e teatro di una impressionante serie di intimidazioni che, solo per rimanere all’ultimo anno, hanno avuto come bersaglio privilegiato amministratori ed imprenditori locali.
Ma l’escalation dell’arroganza criminale non sembra ancora aver raggiunto la sua massima portata.
Una ulteriore conferma si è avuta alle prime luci dell’alba della giornata di ieri.

Le lancette dell’orologio segnavano le quattro quando un fragoroso e sordo boato ha destato improvvisamente dal sonno gli abitanti di Maierato che in massa, come prima reazione istintiva, pensando i più ad una forte scossa di terremoto, si sono riversati nelle strade.
Ci sono quindi voluti alcun minuti prima di comprendere che l’origine dello scoppio era di natura dolosa.
Ad attirare l’attenzione le alte fiamme e le volute di fumo che si levavano da un immobile ubicato lungo la via Provinciale per Sant’Onofrio, proprio nel quartiere residenziale più vicino alla cosiddetta “zona rossa” dell’area devastata dalla frana.
A provocare l’esplosione un ordigno, estremamente potente come confermerà poi una prima e sommaria quantificazione dei danni causati, collocato presso il bar pizzeria gestito da Daniele Madeddu.
Attività commerciale, questa, già presa di mira dalla criminalità organizzata poco più di due anni fa, quando un analogo attentato dinamitardo aveva causato danni per diverse migliaia di euro.
Prontamente intervenuti sul posto, i carabinieri della locale stazione, guidati dal luogotenente Antonio Cannizzaro, provvedevano ad allertare il comando provinciale dei vigili del fuoco e contestualmente transennavano ed isolavano l’area circostante il fabbricato, posto successivamente sotto sequestro per consentire i necessari rilievi investigativi del caso.
Danni ingenti si registrano anche all’interno del locale

Pesantissimo il bilancio dei danni causati.
L’ordigno ha infatti praticamente distrutto il bar ubicato al piano terra e la pizzeria del piano sottostante.
Danni serissimi ha riportato anche l’appartamento al primo piano, dove sono stati riscontrati danni al solaio ed al tetto. Qui al momento dello scoppio riposavano il proprietario dell’immobile con la moglie ed i tre figli.
In evidente stato di shock i cinque, udito lo scoppio, si sono precipitati in strada. Per fortuna, le loro condizioni di salute non sembrano comunque destare preoccupazione.
Danni strutturali non sembrano avere riportato nemmeno le abitazioni vicine, nei cui giardini, anche a distanza di alcune decine di metri, sono comunque stati rinvenuti numerosi frammenti delle
vetrate del bar andate in frantumi. A farsi portavoce della gravità della situazione e della preoccupazione dei cittadini, il sindaco Sergio Rizzo per il quale “ormai la misura è colma. Maierato ed i maieratani chiedono con forza l’intervento risolutore dello stato attraverso l’impiego di uomini e risorse che siano in grado di garantire l’efficace controllo del territorio”.
Rizzo, dopo aver espresso “piena vicinanza e solidarietà al titolare del bar pizzeria ed ai proprietari  dell’immobile danneggiato”, nel condannare il “vile gesto che ancora una volta mette a repentaglio la tranquillità di una comunità onesta e laboriosa” auspica finalmente “risposte concrete ed immediate”.
“Già nel corso di un incontro precedentemente programmato e previsto in prefettura per lunedì prossimo – prosegue il sindaco - porrò al prefetto la necessità improcrastinabile  di un rafforzamento dell’organico della locale stazione dei carabinieri ed una rapida approvazione del progetto di videosorveglianza integrata, già da tempo da noi presentato, e che  di sicuro potrebbe rivelarsi un validissimo strumento di prevenzione e controllo”.                                                                                     (Raffaele Lopreiato  - Gazzetta del Sud 03/03/2012)

GOVERNO MONTI: PIÙ COGNOMI PER TUTTI

Le hanno approvate venerdì al Consiglio dei Ministri, e le chiamano norme sulla semplificazione. Sul sito del governo leggiamo che d’ora in poi, velocemente:
1. Chiunque potrà chiedere di aggiungere il cognome materno a quello paterno.
2. Le donne divorziate o vedove potranno aggiungere il cognome del nuovo marito ai propri figli.
3. Per coloro che hanno ricevuto la cittadinanza italiana sarà possibile mantenere il cognome con il quale erano identificati all’estero.
La terza semplificazione è, francamente, incomprensibile, almeno formulata in questi termini: ma che succedeva, fino a adesso, cambiavano cognome quando venivano in Italia? Mah! Ma che le prime due siano semplificazioni, è tutto da dimostrare.
Se le cose stessero veramente così come riportato – e forse, eccessivamente semplificato – dal comunicato stampa del governo, si potrebbero sommare cognomi su cognomi, con evidenti ed imbarazzanti complicazioni per le famiglie allargate, che diventerebbero la disperazione di qualsiasi anagrafe se per disgrazia fosse approvata pure la legge sul divorzio breve, che a questo punto risulta praticamente incompatibile con le semplificazioni suddette: in pochissimo tempo nelle famiglie italiane potrebbe succedere di tutto.
In 13 anni di scuola, per esempio, – fra elementari, medie e superiori – un povero alunno
avrebbe il tempo di vedersi con tutta tranquillità (si fa per dire) almeno tre matrimoni con relativi divorzi, e fra aggiunte di cognomi materni e paterni, potrebbe trovarsi il cognome allungato anche di quattro-cinque volte. Ma poi, che succede ai fratelli di famiglie allargate, quelli che magari uno va con la madre e l’altro col padre, si risposano tutti e due, e magari aggiungono pure i cognomi? Fratelli con cognomi diversi?
Es.: il signor Mobutu viene in Italia e si sposa con la signora Frazzetti. Nascono Giuseppe e Francesca, che si chiameranno Mobutu Frazzetti. Ma i genitori si separano, e si risposano, Mobutu con la signora Faraki, e la Frazzetti con il signor Lorusso. Giuseppe va con la madre, che vuole aggiungere il cognome del nuovo marito, e Francesca va con il padre che, per principio, vuole fare lo stesso, e chiede di aggiungere il cognome della nuova moglie (tra l’altro, perché al consiglio dei ministri non lo hanno previsto? Perché solo le donne possono aggiungere il cognome del nuovo marito, e non viceversa? Forse perché fino adesso non lo ha chiesto nessuno? Ma prima o poi qualcuno lo farà, specie dopo certi divorzi burrascosi, almeno per puntiglio), e quindi avremo Giuseppe Mobutu Frazzetti Lorusso e Francesca Mobutu Frazzetti Faraki.
Che succede se Mobutu divorzia pure dalla signora Faraki e ha un colpo di fulmine con la signora Colucci e se la sposa? Per coerenza vorrà aggiungere pure questo cognome, no? E se invece per disgrazia muore Lorusso e la Frazzetti si risposa con Tasticelli, e si continua anche da questa parte con la tradizione di aggiungere i cognomi?
Se poi il figlio Giuseppe – che si chiama almeno Mobutu Frazzetti Lorusso e forse anche Tasticelli - incontra e sposa Roberta, anche lei figlia di divorziati e con la quota minima di cognomi, cioè tre, diciamo Roberta Fizeri Diaropi Lusati,  che fanno per il cognome dei figli, tirano a sorte?
Poi magari - visto che ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, che non nella tua filosofia -  si scopre che il signor Mobutu è parente stretto dell’ex presidente del Congo, e, in nome della terza sedicente semplificazione introdotta dal governo Monti e per via di un ritrovato orgoglio familiare e patriottico, decide di recuperare l’intero cognome originale, Mobutu Sese Seko Nkuku Ngbendu Wa Za Banga (che nell’idioma locale, secondo alcuni significa “guerriero irresistibile che andrà di conquista in conquista lasciando il fuoco dietro di se”, mentre secondo altri: “il gallo che non si lascia sfuggire nessuna gallina”), un cognome sicuramente originato a sua volta da una probabile legge sulle semplificazioni della repubblica congolese…
* L’Occidentale

L’ESILARANTE VICENDA DI UN OPERAIO CHE RELAZIONA SUL PROPRIO INCIDENTE DI LAVORO


La lettera originale prodotta all'ufficio
Egregio direttore,
per quello che mi aveti richiesto di racontarvi i
fatti di come mi a successo il mio incidenti sul lavori
vi faccio assapere che quello giorno quando che o arri=
vato al cantiere ho visto che ilvento aveva fatto volare
del tetto molti tegoli. E alora o messo sopra il
tetto un travo con una carrucola e ossalito due
casse pieni di tegoli. Quando ho finito di riparare
mi ho accorto che sul tetto mi sono rimasti molte
tegoli epperciò o usato una cassa è o fermato
la corda sotto e sono salito per riempire la
cassa di tegoli, poi sono scesso e o staccato la
corda ma la cassa piena di tegoli era più
pisante di me e alora prima che mene acorgo la
cassa a cominciato a scindere alzandomi di
terra. E alora o cercato di tenermi dalla corda
ma niente e a metà o sbattuto alla cassa
che scindeva emi a sbatuto alla spalla si =
nistra. Intanto ho arivato allultimo e ho
sbattuto la testa vicino il muro dopo al
travo e alla cannaletta di landia che lò rotta
con la testa e mi ho scacciato le dite della
mano nella carrucola. Quando o arrivato
al tetto la cassa allo stesso momento a arrivato
atterra. Ma sbattendo nela terra tutto anna volta
si a rotto il fondo che si e sbundato e le tegoli
sono svivolati fuori. E allora à successo
che sincome la cassa aveva diventato più
leggiera e io più pisante o precipitato attutta
velocità verso il terreno. Ma a meta strada ò
inccutrato la cassa che saliva e mià colpito
ala cossia e al carcagno e quando o atterato
le tegoli rotti ce erano in terra mia anno
pezziato tutto. Del dolore mi stava pigliando
uno svinimento però nel mentre e scesa di nuovo
la cassa ce mi accaduto sulla testa e mi
ano portato allospidali.
Cosi anno andato i fatti e ora aspetto subbito
Quanto mi aspetta che ciò tre figli alla
scuola media.

MALTEMPO: CROLLA PARTE TETTO CAPPELLA CERTOSA SERRA SAN BRUNO

(Serra San Bruno - Certosa sito: www.certosini.info)
(AGI) - Vibo Valentia, 13 feb. - Le abbondanti nevicate che da più giorni interessano il Vibonese, e in particolare la cittadina di Serra San Bruno ed il suo comprensorio, hanno provocato il parziale crollo della cappella minore della Certosa di San Bruno, il centro spirituale del Vibonese visitato, nello scorso ottobre, dal Papa Benedetto XVI. Il fatto è avvenuto questa notte. Sul posto le squadre dei Vigili del fuoco, dei Carabinieri e della Polizia di Stato.
Attualmente sono in corso interventi per sistemare la copertura crollata a seguito delle abbondanti nevicate.

"IL MUSEO DEL BARBIERE" IL SOGNO NEL CASSETTO DI ONOFRIO BARBIERI

Onofrio Adriano Barbieri nel suo salone torinese
(SANT’ONOFRIO) Potrebbe presto trovare casa in uno dei comuni della nostra provincia un museo davvero originale capace di raccontare, attraverso l’esposizione di oltre 40mila pezzi, la storia di uno dei mestieri più antichi: quello del barbiere.
Tutto nasce dalla passione di Onofrio Adriano Barbieri, un predestinato già nel cognome che, partito così come tanti coetanei negli anni Settanta e con la classica valigia di cartone, alla volta di Torino in cerca di fortuna con la classica valigia di cartone, ha saputo coniugare lavoro e amore per le cose belle. Trasformando nel tempo la sua “barberia”, situata nel cuore di Torino, in una sala espositiva permanente dei “ferri del mestiere” che andavano via via arricchendo l’originale collezione.
Si tratta per lo più di pezzi unici nel loro genere, reperiti con pazienza certosina da Barbieri setacciando i mercatini dell’usato di mezza Italia e della vicina Francia.
Tra i pezzi pregiati, spicca la collezione di oltre duemila rasoi, tra i quali quello cosiddetto a “Croce di Malta” appartenuto al grande scrittore Gabriele D’annunzio.
Non mancano poi i phon, gli arricciacapelli ad alcool o a gas, le caratteristiche insegne in ottone dei negozi di barbiere dei primi dell’Ottocento e, ancora, risalenti al Settecento, le cosiddette “barberine”, vaschette sagomate in rame che si appoggiavano al collo dei clienti per evitare di sporcarli.
Una collezione che comunque non può considerarsi ancora conclusa perché, come afferma Adriano Barbieri, nonostante i “sacrifici ed i costi economici sostenuti in questi anni, ancora oggi non perdo occasione per cercare nel più sperduto mercatino delle pulci qualche nuovo e affascinante cimelio”.
Impegnato attivamente anche in campo sociale ed in politica, attualmente riveste nel capoluogo piemontese la carica di consigliere di circoscrizione, Barbieri non ha mai dimenticato le sue origini calabresi. Segnalandosi, in più occasioni, per iniziative di elevato spessore culturale, tra le quali spiccano le donazioni artistiche gratuite a favore del museo Murattiano di Pizzo e della comunità santonofrese.
Nell’ottica di un rinsaldato legame con la terra d’origine si inquadra anche l’attuale disponibilità manifestata da Adriano Barbieri per l’apertura nella nostra provincia del primo “museo nazionale del
Barbiere” che, una volta realizzato, potrebbe rivelarsi secondo l’ideatore un “sicuro richiamo turistico, con le prevedibili ricadute economiche che ne potrebbero derivare”.
                           (Raffaele Lopreiato) 

ARGENTINA: VIAGGIO NELLA RISERVA DELLA PAYUNIA

Carissimi,
la Riserva Provinciale della Payunia si trova circa 200 km al Sud di Malargüe, nella cosiddetta Patagonia mendocina, oltre mila chilometri al Sud Ovest di Buenos Aires. Si tratta di uno dei paessaggi piú strani, suggestivi e belli dell'Argentina. Quasi mezzo millioni di ettari, ove ci sono oltre duemila vulcani, di cui 838 sono i piu' grandi e stanno perfettamente identificati e distinsi con nome e numero. E' la terza regione del mondo con maggior densitá di vulcani (ci sono 10,6 vulcani per 100 km quadri), dopo la isola di Lanzarote e la penisola di Kamchatka.
Geologicamente nuova, la zona ha vulcani che hanno fatto eruzione oltre un millioni di anni fa, ma pure alcuni sono relativamente nuovi con attivita' registrata in epoca post colombina. Ci sono vulcani di ogni classe, come grandi strattovoulcani del tipo vesuviano come il Payún Liso (Payún o Payén vuol dire del colore del rame o rossastro) e il Nevado; la grande caldera del Payún Matru; centinaia di vulcani del tipo stromboliani come il Santa María e la zona di Los Volcanes; si possono guardare per terra i grandi flussi di lava ed anche i campi delle bombe di lava; altipiani coperti di lapilli detti Pampas Negras e tunneli di lava. Resti di terribili eruzioni idromagmatiche (quando il magma che sale verso la superficie trova una fonte di acqua, come una nappa, una laguna o proprio un ghiacciaio, fatto che diventa una eruzione "tranquilla" in una una tremenda esplosione che libera un inferno di gas, vapore e lava incandescente a distanze incredibili), come il vulcano Carapacho o il Malacara, uno dei due unici vulcani nel mondo nel quale si può entrare a piedi fino il profondo interiore.
Il Payún Matru (in lingua indigena, barba di capretto del colore del rame) è il più grande (ma non il più alto) e la sua antichissima eruzione di lava ignibritica fece un lungo percorso verso il sudeste per oltre 185 chilometri, arrivando fino il fiume Colorado, già nella provincia di La Pampa. Secondo un gruppo di vulcanologi italiani che ha fatto lo studio del fenomeno, i calcoli e la scoperta di questa formidabile colata lavica, si tratta della emissione di lava più lunga del mondo. Comunque, non è il vulcano più alto della Payunia, essendo superato dal Payún Liso (liscio, in italiano), di 3.686 metri di altezza.
Nelle foto, le cosiddette Pampas Negras, la zona del Pianeta Rosso o dei Colori con il vulcano del tipo vesuviano Payún Liso in fondo, i campi delle bombe (grandi proiettili di lava ardente impulsati fino 30 chilometri di altezza, che si sono raffreddati nell’aria e caduti per terra con il loro interiore ancora incandescente), il cratere del Morado Norte (profondo 90 metri e di 400 metri di diametro, e che prende il nome dal colore porpora o proprio viola delle striscie di lava), con uno dei suoi fianchi scomparsi per la eruzione di 300 a 500 anni fa ed anche un inocente graffiti scritto nel suolo di lapilli dopo 35 anni di sposati. Le ultime due, una coppia giovanissima nel fondo del Malacara, e le cárcavas dello stesso vulcano (grandi canali che son prodotto dalle cadute o flussi dell’acqua sulla roccia).

Insomma, questa formazione di retro arco (l’arco sarebbe la Cordigliera delle Ande e l’ante arco sarebbe la cintura di fuoco del Pacifico) è veramente l’entrata ad un altro mondo, apparso 80 millioni di anni fa e lavorato per i secoli dei secoli dalla natura. Dicono che è proprio magico fare la gita per la Payunia in una notte di plenilunio, con il cielo sereno. Sarà la prossima volta.
Un abbraccio dal profondo Sud del mondo, José R. Maragó

Oscar Luigi Scalfaro, la memoria e la Calabria di Franco Vallone

Oscar Luigi Scalfaro con Marianna Inzitari ad Arena (VV).
Era il 1996, il 18 giugno del 1996 a Vibo Valentia, durante la visita del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, l’allora sindaco di Stefanaconi, Elisabetta Carullo, nel corso dell’incontro riservato ai cinquanta sindaci della provincia di Vibo Valentia all’interno del salone del complesso del Valentianum, aveva presentato al Capo dello Stato alcune copie di documenti originali ed inediti scovati tra le carte dell’archivio dell’anagrafe comunale di Stefanaconi.
Si trattava di documenti apparentemente comuni che però, allo stesso momento, erano preziose tracce per il recupero della memoria del Presidente. In particolare i documenti cartacei comunali attestavano la presenza di un antico zio di Mariannuzza Inzitari, compianta moglie di Oscar Luigi Scalfaro, a Stefanaconi, a due passi da Vibo Valentia.
La moglie del Presidente Scalfaro, Marianna, era nata ad Arena, piccolo paese, sempre in provincia di Vibo Valentia. Lo zio di Marianna Inzitari, Domenico Michele, abitava a Stefanaconi dove espletava il lavoro di applicato di segreteria. Alcune anziane del luogo ci confermano ancora oggi: “…la signorina Marianna era una bella e giovane ragazza, veniva spesso a Stefanaconi da Arena, il suo paese, con i suoi genitori ed alcuni parenti. Marianna veniva a trovare lo zio e qui trascorreva, ogni tanto, anche alcuni giorni…”.
Negli uffici dell’archivio dell’anagrafe del comune di Stefanaconi sono ancora oggi conservati alcuni documenti riferibili allo zio di Marianna Inzitari, uno di questi testimonia: “Domenico Michele Inzitari, nato ad Arena il 3 agosto del 1894. Dal 1939 al 1952 residente a Stefanaconi in via Ferdinando Santa Caterina, coniugato con Cesarelli Maria. I quattro figli di Inzitari, Domenico, Michele, Mario e Pasquale sono nati ad Arena e residenti a Stefanaconi fino al 1952. Michele nel 1950 lascia Stefanaconi ed emigra a Novara”.
Il 26 dicembre del 1943, proprio a Novara, Oscar Luigi Scalfaro aveva sposato Mariannuzza Inzitari (1924-1944), la quale morì appena ventenne nel dare alla luce la sua unica figlia, Marianna Scalfaro (nata a Novara il 27 novembre del 1944). Lo stesso Oscar Luigi Scalfaro aveva lontane origini calabresi.
Gli Scalfaro, famiglia originaria della Calabria, acquisirono il titolo baronale sul cognome. Esso fu concesso da Gioacchino Murat con patente del 7 settembre 1814 all’antenato catanzarese Raffaele Aloisio Scalfaro, comandante la Legione Provinciale di Calabria Ultra. Documenti recuperati, parole, scritti con inchiostri sbiaditi, antiche testimonianze per recuperare memoria dal tempo che passa.

Franco Vallone - http://www.ntacalabria.it


All’età di 93 anni è’ morto in seguito ad un arresto cardiaco l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, politico ed ex magistrato italiano, politico di sponda cattolica e nono Presidente della Repubblica dal 1992 al 1999. Dopo l’incarico al Colle fu nominato senatore a vita nel gruppo misto, battendosi per le libertà costituzionali, motivo per cui nel 2006 ha fondato l’associazione ”Salviamo la Costituzione”.