SANT’ONOFRIO TRADIZIONALE APERTURA DELLE FESTIVITÀ NATALIZIE

Sant'Onofrio: Piazza Umberto I
(SANT’ONOFRIO) Si rinnova anche quest’anno, in coincidenza con la ricorrenza religiosa dell’Immacolata, la tradizionale apertura delle festività natalizie.
All’insegna del detto popolare “A Maculata a prima padejiata”, verrà infatti riproposta questa sera, a partire dalle ore 18.30 in piazza Umberto I per l’occasione impreziosita da artistiche luminarie, la degustazione delle “curujicchi”, le tipiche ciambelle fritte ottenute dall’impasto di lievito, farina, acqua e sale che da sempre accompagnano la gastronomia del Natale santonofrese.
La serata, organizzata dall’associazione culturale Iris presieduta da Antonio Mazza in collaborazione con l’amministrazione comunale, sarà allietata dal gruppo locale di musica etnofolk “Faragonia” alla sua prima uscita pubblica.    (R. L.) 

CONTROLLI PIÙ EFFICACI CONTRO IL RISCHIO DI FRANE E ALLUVIONI

(MAIERATO) Ad ormai quasi due anni dalla terribile frana che il 15 febbraio 2010 mise in ginocchio la comunità e solo per un vero miracolo non causò vittime tra i cittadini, prosegue la difficile opera di ricostruzione e messa in sicurezza del territorio.
E proprio per fare il punto sulla situazione, si è tenuto nei giorni scorsi a Catanzaro, presso il Dipartimento regionale infrastrutture e lavori pubblici, un incontro operativo presieduto da Giovanni Laganà, coordinatore della struttura di supporto al Commissario per le emergenze idrogeologiche.
Alla riunione tecnica hanno partecipato le amministrazioni comunali di Catanzaro, Gimigliano e Maierato, tutte interessate dai più gravi fenomeni alluvionali registrati in Calabria nello scorso triennio.
Nel corso dell’incontro è stato fatto il punto sullo stato di attuazione delle attività di studio e
indagine, nonché sulle procedure attivate dai comuni per il presidio territoriale delle rispettive aree a rischio.
“Il sistema di presidio e monitoraggio dei siti di Maierato, Gimigliano e della frazione Ianò di
Catanzaro, tutti interessati da gravi situazioni di dissesto idrogeologico – ha commentato il governatore Giuseppe Scopelliti - prevede la collaborazione in sinergia delle strutture tecniche regionali, comunali e dei centri di ricerca, rappresentando così un modello d’intervento unico, attivato in via sperimentale per la prima volta in Calabria che, a costi relativamente contenuti, consentirà una drastica riduzione dei livelli di rischio”.
Alla riunione, oltre ai rappresentanti dei centri di competenza della protezione civile ed ai tecnici facenti parte della struttura di supporto, hanno preso parte anche amministratori e responsabili degli uffici tecnici dei comuni interessati e i professionisti incaricati delle operazioni di monitoraggio.
I protocolli attivati prevedono che, in caso di particolari criticità meteorologiche, vengano attivate verifiche e controlli da parte di squadre di tecnici specializzati lungo possibili punti di crisi individuati e riportati su mappe operative, nonché sui sensori di monitoraggio già installati anche nella cosiddetta “zona rossa” di Maierato.
Ciò al fine di consentire, qualora la gravità della situazione lo richieda, l’adozione in tempi rapidissimi delle necessarie misure di salvaguardia della pubblica incolumità.
(Raffaele Lopreiato)

EMERGENZA CINGHIALI, INSORGE IL MONDO AGRICOLO


L’assessore Crupi, Petrolo (Cia), il sindaco Rizzo e Zappino (Confagricoltura)
(MAIERATO) E’ una rabbia non facile da contenere quella degli imprenditori agricoli del vibonese che si ritrovano impotenti di fronte all’allarme cinghiali che sta letteralmente mettendo in ginocchio le loro aziende, assumendo sempre più i contorni di una vera e propria emergenza sociale ed economica.
In effetti, non passa giorno senza che si aggiungano nuove segnalazioni di raid notturni di cinghiali che devastano campi, distruggono recinzioni e si scontrano con automezzi, arrivando ormai con le loro scorribande finanche nelle zone costiere e nei centri abitati. 
Una rabbia che si è manifestata anche a Maierato, dove nella sala consiliare si sono ritrovati nella serata di lunedì scorso decine di agricoltori per un serrato confronto con rappresentanti istituzionali e delle associazioni di categoria.
Dopo il saluto di apertura del sindaco Sergio Rizzo è toccato a Domenico Petrolo, presidente provinciale della Cia, fare il punto sulla situazione che non ha esitato a definire “drammatica, per l’inarrestabile proliferare di questi ungulati che ormai a migliaia distruggono tutto ciò che incontrano sul loro cammino mettendo sul lastrico decine di imprenditori”.
“Il tutto – ha continuato Petrolo – mentre le autorità preposte continuano a dibattere in modo accademico sulla questione, rinviando le pur auspicate decisioni da adottare”.
Un gruppo di cacciatori - selettori
“Da parte nostra – ha poi ribadito il presidente Cia – abbiamo posto in modo unitario l’emergenza cinghiali in cima alle priorità del mondo agricolo che oggi più che mai si sente abbandonato dalle istituzioni”.
A “forme di mobilitazione estreme” pensa Raffaele Zappino di Confagricoltura che come “primo segnale di attenzione” ha chiesto un “corposo adeguamento delle risorse finanziarie per gli indennizzi dei danni subiti”, mentre Onofrio Casuscelli, presidente di Coldiretti, ha rilanciato in una nota l’idea di un “tavolo permanente per elaborare una proposta unitaria e risolutiva”.
Chi non ci sta a sedersi sul banco degli imputati è Totò Crupi, assessore provinciale all’agricoltura, che nel suo intervento ribadisce che la “Provincia ha fatto tutto quello che era in suo potere: il Piano faunistico è stato approvato, il censimento completato, i selettori prescelti, gli indennizzi, pur nella limitatezza delle risorse disponibili,  erogati”.
“Certo – ha ammesso Crupi – ben di più avremmo voluto fare per arginare questo grave
fenomeno, a partire da un ampliamento del calendario venatorio, ma purtroppo in tale direzione non riscontriamo la disponibilità della Regione, l’unica abilitata a legiferare”.
Chi non accetta più lo stallo attuale sono i diretti interessati, gli agricoltori.
Nei numerosi interventi che accendono il dibattito, sono emerse tutte le “criticità” del fenomeno quali “l’insufficienza ed il ritardo di erogazione degli indennizzi, i costi elevati di ripristino a causa dei danni subiti, lo spopolamento dei campi con conseguente impoverimento economico, sociale e culturale delle nostre realtà rurali”.
Da qui le forti critiche espresse nei confronti della politica che, come ha sostenuto l’imprenditore Antonio Griffo, si limita a fare “demagogia, senza preoccuparsi concretamente dei nostri bisogni”.
“Già due anni fa in questa stessa sala – incalza Griffo – ci erano stati promessi tavoli di concertazioni, indennizzi celeri e agevolazioni che puntualmente sono stati disattesi”.
Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento di Domenico Servello, segretario provinciale di Idv, per il quale la “misura è ormai colma. Questa gente è stufa di essere presa per i fondelli e non accetta più il rimpallo di responsabilità che non porta a nulla”.

                    (Raffaele Lopreiato) 

IN MEMORIA DELLA DOTTORESSA EUGENIA SACERDOTE MONTALCINI

Cari Amici de La Voce,
 domenica scorsa è venuta a mancare la dottoressa Eugenia Sacerdote Montalcini, di anni 101, prima cugina di Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la Medicina.
Ho avuto l'onore ed il piacere di conoscere personalmente la dott.ssa Sacerdote in occasione dell’intervista concessami tempo fa in esclusiva per i lettori de La Voce.
Quello che segue è il testo integrale di quell’intervista, dalla quale emerge per intero lo spessore di una donna eccezionale, che ha messo tutta la sua esistenza al servizio della scienza e dell'umanità. 
                                                                                                     Josè Rodolfo Maragò (ARGENTINA)
dott.ssa Eugenia Sacerdote
Grazie a Hitler ho imparato la mia professione”, così esordisce la dottoressa Eugenia Sacerdote Montalcini, “giovane” ricercatrice di 97 anni.
 “A causa delle leggi antisemite, Berta Mayer fu costretta ad abbandonare la Germania e continuare le sue ricerche in Italia. Fu lei ad insegnarmi le tecniche di lavorazione sulle cellule vive”.
Così ci chiarisce gli inizi della sua carriera questa donna dall’eterno sorriso, che racconta in maniera lucida le vicende della sua vita straordinaria, interamente dedicata alla scienza.
Prima cugina del Nobel per la Medicina Rita Levi Montalcini (le loro mamme erano sorelle), con la quale ancora oggi si sente ogni sabato, Eugenia Sacerdote Montalcini perse il padre, malato di leucemia, quando ancora aveva 9 anni.
Con mia cugina Rita ed altre due ragazze iniziammo gli studi di Medicina presso l’Università di Torino. Eravamo le uniche donne  fra 500 uomini. Per un anno intero avevamo studiato dodici ore al giorno per imparare greco, latino, matematica e fisica, la cui perfetta conoscenza era indispensabile  per accedere all’università”.
Laureata con il massimo dei voti e lode, Eugenia sostenne l’esame di stato all’Università di Parma, cimentandosi sul caso pratico di un paziente del quale, con il solo ausilio di analisi e radiografia, doveva formulare la diagnosi ed individuare la cura adatta. “Meno male che il paziente era molto intelligente e la sua collaborazione mi è stata davvero di grande aiuto”, confessa oggi con grande umiltà.
Sposata con Maurizio Lustig, un ingegnere della Pirelli, ha avuto tre figli. Nel 1938, a causa delle leggi razziali varate dal governo fascista, le fu proibito di esercitare la professione medica.
L’anno successivo, il marito venne trasferito in Argentina, dove la Pirelli pensava di aprire uno stabilimento per la fusione del rame. Ma lo scoppio della guerra complicò ulteriormente le cose, perché le attrezzature necessarie rimasero bloccate in Italia e la Pirelli spostò l’ing. Lustig a San Paolo, in Brasile, dove rimase con la moglie e la primogenita Livia per un anno e mezzo prima di fare ritorno in Argentina.
Dottoressa Sacerdote, come iniziò la sua avventura di ricercatrice in Argentina?
Uno dei miei docenti di Torino, il professore Segrè, mi aveva raccomandato dal dottore De Robertis, che prestava servizio presso la cattedra dell’Istituto di Istologia. Fu lui che nell’offrirmi un tavolino ed una sedia mi disse: “Se ce la fa a lavorare in queste condizioni, faccia pure!”. Per i primi esperimenti sulle cellule vive, mi servivo di galline che compravo al mercato e riuscivo ad introdurre nell’istituto con la complicità del  portiere. Lui mi aiutava anche a prelevare il sangue dall’animale, ed io per riconoscenza gli regalavo la gallina.
Era pagata per il suo lavoro?
Non avevo un budget, ma il direttore mi permetteva di attingere qualcosa dai fondi destinati alla sostituzione dei vetri rotti. Per questa ragione prestavo molta attenzione affinchè i vetri non si rompessero e potessi così prendere la somma che avanzava.
Lei intanto continuava ad avere rapporti con Berta Mayer, nel frattempo trasferitasi in Brasile?
Eugenia Sacerdote e Rita Levi-Montalcini (anni 1930 c.a)
foto: gravità zero
Si, lei se ne è andò dall’Italia in Brasile, per sfuggire ancora una volta alle leggi antisemite. Era così brava che il Dott. Chagas le offrì un contratto, presso il suo prestigiosissimo istituto di ricerca a Rio de Janeiro. Ci siamo viste tante volte a Rio. Di li a poco, il governo peronista, per divergenze politiche, licenziò il dottore Houssay, già premio Nobel per la Medicina, e tutto il suo gruppo di ricercatori. Ed io rimasi di nuovo sola nella cattedra. Venni allora convocata dal Direttore dell’Istituto Roffo, ospedale oncologico sempre dipendente dell’Università di Buenos Aires, per fare ricerca sulle cellule giganti. Per me si trattò quindi
di un semplice trasferimento da una struttura all’altra della stessa università.
Riuscì finalmente ad ottenere un laboratorio tutto suo per la ricerca?
Magari! In un primo momento mi mandarono in un laboratorio di analisi, e successivamente al museo, con i vapori della formalina che ammazzavano i tessuti e le cellule su cui io lavoravo. Mi lamentai di questa situazione con il direttore, che mi concesse il salone della vecchia biblioteca. Io stessa provvidi a ripulirlo, con l’aiuto di alcuni studenti. Di grande aiuto mi fu anche una giovane polacca, assunta come donna di servizio, che si dimostrava molto interessata al nostro lavoro, nonostante avesse frequentato solo la scuola elementare. Presi a cuore la sua formazione, e le feci frequentare diversi corsi e seminari, tanto che Caterina divenne, in breve tempo, un tecnico di laboratorio eccezionale. Lei ancora oggi, pur essendo ormai ultraottantenne, presta la propria qualificata consulenza ai giovani ricercatori.
Come proseguì la sua carriera accademica?
Nel 1950 il dott. Parodi, direttore del Dipartimento di Virologia dell’Istituto Malbrán (corrispondente al Centro Nazionale della Ricerche sulle Malattie), mi chiamò per lavorare con lui. Ma da li a poco si trasferì in Uruguay, dove venne nominato ministro della Sanità. Rimasi quindi di nuovo sola a capo del dipartimento. La mia giornata tipo si divideva tra il Roffo ed il Malbrán, con l’intermezzo della pausa  pranzo a casa per assistere i bambini.

Eugenia Sacerdote e Rita Levi-Montalcini,
nell'album dei laureandi dell'Università di Torino (A.A. 1936-37)
foto: gravità zero

Sul finire del 1953 scoppiò una grave epidemia di poliomielite. Io mi trovavo a Pinamar, dove mi ero recata per un periodo di villeggiatura, ed ero intenta a disfare i bagagli quando mi arrivò un telegramma firmato dal ministro della Salute (il leggendario Dott. Ramón Carrillo, considerato il più grande medico sanitario della storia argentina), con il quale venivo incaricata sin da subito a lavorare nella diagnosi di questa crudele malattia. Il virus della polio si sviluppa solo nelle cellule della scimmia indiana Rhesus o nelle cellule umane. Di conseguenza, per noi ricercatori argentini non c’era altra possibilità che lavorare sulle cellule umane. E così, tutte le mattine, con la mia macchina giravo tutti gli ospedali della città cercando di recuperare i resti degli aborti spontanei e naturali, che conservavo in  fiaschi di diverse misure con soluzione fisiologica. Grande era infatti la necessità di disporre di tessuti vivi per infettarli con i prelievi fatti a quei pazienti che si sospettava avessero contratto la polio, per poter formulare l’esatta diagnosi nelle ventiquattro ore. Si trattava di operazioni molto delicate e grande era la paura di contrarre pericolose infezioni, tanto che preferì  trasferire i figli in Uruguay, presso una mia cugina.
Di li a poco, l’Organizzazione Mondiale della Sanità mi inserì in un gruppo di ricercatori che operava negli Stati Uniti, anche se loro, non dovendo fronteggiare un’emergenza come noi in Argentina, si limitavano ancora a sperimentare il vaccino sulle scimmie. Lavorai ad Atlanta, Filadelfia e Washington per poi trasferirmi a Montreal, in Canada. Tre mesi dopo rientravo in Argentina, dove la situazione sanitaria era ancora molto grave. Qui, dopo essermi in precedenza consultata telefonicamente con Renato Dulbecco (di origine calabrese e futuro Nobel per la Medicina), già mio compagno di studi a Torino, mi assunsi l’enorme responsabilità di raccomandare al ministro la vaccinazione massiva sulle persone. Per dare l’esempio e rassicurare l’opinione pubblica, io stessa mi vaccinai insieme ai miei figli. La notizia ebbe grande risalto sui giornali argentini ed ottenemmo l’effetto voluto: la gente si recò volontariamente per sottoporsi alla vaccinazione che da quel momento divenne obbligatoria per tutti.   
Fino a quando continuò a lavorare presso l’Istituto Malbrán?
Non per molto. Dopo la caduta di Perón, ci fu uno sciopero contro il governo. Io avevo necessità di entrare in istituto per completare il lavoro su un presunto caso di polio, ma me lo impedivano. Insistetti e per reazione mi lanciarono contro uno scatolone che mi danneggiò la macchina e mi fece male ai piedi. Il giorno dopo mi ero già dimessa.
Fu questo episodio a sancire la fine del suo lavoro accademico?
Non ancora. Nel ’58, dopo l’ascesa del presidente Frondizi, un suo fratello, Risieri Frondizi, rettore dell’Università di Buenos Aires, bandì  un concorso per la cattedra di Biologia Cellulare che vinsi io. Lavorai per ben otto anni, quando si diffuse la voce di un imminente colpo di stato. Un giorno il rettore ci chiese di rimanere nell’università per una riunione dei professori. Avevano scollegato le linee telefoniche, ed io uscii solo un attimo per recarmi in un bar vicino da dove telefonare ai mie familiari per avvisarli che avrei ritardato il rientro. Nel tornare, vidi da lontano alcuni poliziotti che trascinavano fuori il rettore, il vice rettore e tantissimi professori. Ovviamente il giorno dopo mi sono dimessa assieme a tutti i miei colleghi di facoltà. Da quel momento continuai a lavorare solo al Roffo e nel Conicet dalla sua creazione nel ’61 (Consiglio Nazionale per le Ricerche Scientifiche e Tecniche, in spagnolo) dove ho prestato la mia collaborazione dalla sua creazione nel 1961 fino al pensionamento.
La dottoressa Sacerdote è molto restia a parlare dei tantissimi riconoscimenti scientifici avuti in campo internazionale per la sua attività di ricerca. A noi appare comunque opportuno ricordarne almeno alcuni: 1967 - Premio Donna dell’anno nelle Scienze; 1977, Premio dell’Accademia Nazionale di Medicina; 1978, Premio della Società di Chirurgia Toracica; 1979, Premio della Societá di Citologia; 1983, Diploma al merito della Fondazione Konex; 1984, Premio Lega Argentina contro il Cancro; 1988, Premio Donna dell’Anno Fondazione Alicia Moreau de Justo; 1991, Premio Juan Manuel Estrada; 1991, Premio Rotary Club Internacional; 1992, Premio Hipócrates di Medicina; 2003, Menzione speciale in Sciencia e Tecnología della Fondazione Konex; 2004, Cittadina Illustre della Cittá di Buenos Aires.
Particolarissimo è poi il riconoscimento assegnatole dalla società che gestisce uno dei trasporti urbani. Raggiunta l’età di 85 anni, la dottoressa Sacerdote non poteva più guidare l’auto e si recava quotidianamente al lavoro con un pullman di linea. In poco tempo tutti gli autisti impararono a conoscerla bene. Un giorno venne convocata dall’azienda trasporti al capolinea dove, al suo arrivo, la dottoressa Sacerdote trovò una gradita quanto inaspettata sorpresa: avevano preparato in suo onore un grande ricevimento cui parteciparono tutti gli autisti e le rispettive famiglie. In quella occasione venne anche dichiarata “Passeggera Illustre della Linea 80” con l’emissione straordinaria, a suo nome, di un biglietto gratuito a vita. Con il trascorrere degli anni, anche il viaggio in pullman le venne difficile e dovette optare per un autonoleggiatore di origine libanese che lavorava nelle vicinanze del Roffo. Anche lui era molto affezionato alla dottoressa Sacerdote, tanto che non voleva essere pagato per portarla al lavoro.
Ancora oggi ogni pomeriggio c’è qualcuno che viene a  trovarla a casa per leggerle un libro poiché, a causa di un tumore e degli effetti collaterali delle cure somministratele, Eugenia Sacerdote ha perso quasi completamente la vista.
Se sono riuscita a vedere la faccia  dei miei tre figli e dei nove nipoti, altrettanto non ho potuto fare con i miei due pronipotini”, ci dice con amarezza, nell’unico momento in cui il suo volto si intristisce un pò.
Salvo poi ritornare sorridente, con quella contagiosa allegria che rende estremamente semplice e cordiale una donna che ha speso l’intera sua esistenza al servizio della scienza e dell’umanità.

LA SCUOLA MEDIA DI SANT’ONOFRIO DOTATA DI IMPIANTO FOTOVOLTAICO

Scuola media statale "Stanislao D'Aloe"
 (SANT’ONOFRIO)  Continua l’impegno dell’amministrazione comunale per l’approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili.
E così, conclusi da poco i lavori di installazione dell’impianto da 20 kw sull’edificio che attualmente ospita la scuola elementare, grazie al contributo di 118 mila euro erogato dalla Regione attingendo ai fondi messi a disposizione dai bandi del Por Calabria, è ora la volta di un altro edificio scolastico di primaria importanza.
Risale infatti allo scorso 22 novembre la deliberazione con la quale l’esecutivo guidato dal sindaco Tito Rodà dispone l’adesione al relativo bando per l’installazione presso la locale scuola media “Stanislao D’Aloe” di un impianto fotovoltaico sulla base dei requisiti previsti dal relativo decreto emanato dal ministero dell’Ambiente.
Il progetto, redatto dall’ufficio tecnico comunale, prevede un impegno di spesa complessivo di 130mila euro dei quali solo 13mila a carico dell’ente.
Tra gli obiettivi prioritari che il progetto si propone di raggiungere, la “sensibilizzazione della popolazione in materia di approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili” e “contribuire fattivamente al raggiungimento degli obiettivi previsti dal protocollo di Kyoto in materia di contenimento delle emissioni nocive”.
Importanti saranno poi le ricadute economiche ed ambientali, considerato il risparmio che ne deriverà all’amministrazione comunale una volta che l’impianto sarà definitivamente entrato a regime, come potranno constatare in tempo reale tutti i cittadini grazie all’apposito display che verrà collocato in un luogo visibile e facilmente consultabile.
                           (Raffaele Lopreiato) 

FRAGILE, ISOLATA, OSTAGGIO DEI MERCATI: L'ITALIA DELLA CRISI NEL RAPPORTO CENSIS



Roma, 2 dic. - (Adnkronos/Ign) – Per il centro studi è "necessario tornare all'economia reale e recuperare credibilità". Cala la fiducia nelle istituzioni: ci crede solo un cittadino su 4 e il 59% chiede a chi governa più onestà. I giovani i più colpiti dalla crisi: in 4 anni un milione ha perso il lavoro. Ma cresce l'idea di "responsabilità collettiva" e per gli immigrati questo è ancora il Belpaese. Un italiano su due naviga su Internet, i ragazzi connessi sono quasi il 90%
L'Italia ha "vissuto in questi ultimi mesi una retrocessione evidente della nostra immagine nazionale". La società si è rivelata "fragile, isolata", "in affanno" e "in parte eterodiretta". E' quanto emerge dal 45esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese 2011 che, "partim dolore, partim verecundia, cioè un po' con dolore e un po' con vergogna", prende atto della "retrocessione" dellItalia dovuta "alla caduta del nostro peso economico e politico nelle vicende internazionali ed europee". "Abbiamo scontato certo una triplice e combinata insipienza", continuna il Rapporto: ovvero, aver "accumulato per decenni un abnorme debito pubblico, che non ci permette più autonomia di sistema; esserci fatti trovare politicamente impreparati a un attacco speculativo che vedeva nella finanza pubblica italiana l'anello debole dell'incompiuto sistema europeo; aver dimostrato per mesi e mesi confusione e impotenza nelle mosse di governo" in difesa dell'economia.
Nel picco della crisi 2008-2009 - continua il Rapporto - avevamo dimostrato una tenuta superiore a tutti gli altri, guadagnandoci una good reputation internazionale. Ma ora siamo fragili a causa di una crisi che viene dal non governo della finanza globalizzata e che si esprime sul piano interno con un sentimento di stanchezza collettiva e di inerte fatalismo rispetto al problema del debito pubblico. Siamo isolati, perché restiamo fuori dai grandi processi internazionali (rispetto all’Unione europea, alle alleanze occidentali, ai mutamenti in corso nel vicino Nord Africa, ai rampanti free rider dell’economia mondiale). E siamo eterodiretti, vista la propensione degli uffici europei a dettarci l’agenda. I nostri antichi punti di forza (la capacità di adattamento e i processi spontanei di autoregolazione nel welfare, nei consumi, nelle strategie d’impresa) non riescono più a funzionare. "Viviamo esprimendoci con concetti e termini che nulla hanno a che fare con le preoccupazioni della vita collettiva (basti pensare a quanto hanno tenuto banco negli ultimi mesi termini come default, rating, spread, ecc.) e alla fine ci associamo, ma da prigionieri, alle culture e agli interessi che guidano quei concetti e quei termini".
Per uscirne, bisognerà tornare all'economia reale, nonostante l’attuale trionfo dell’economia finanziaria. La nostra crescita dell’ultimo mezzo secolo è stata il frutto di processi di sviluppo della soggettività individuale (iniziativa imprenditoriale di piccola e media dimensione, vitalità delle diverse realtà territoriali, coesione sociale, forza economica e finanziaria delle famiglie, diffusa patrimonializzazione immobiliare, radicamento sul territorio del sistema bancario, responsabile copertura pubblica e privata dei bisogni sociali): fattori ancora essenziali per superare la congiuntura negativa e il declinismo. "Potremo superare la crisi attuale se, accanto all’impegno di difesa dei nostri interessi internazionali, sapremo mettere in campo la nostra vitalità, rispettarne e valorizzarne le radici, capirne le ulteriori direzioni di marcia".
IDENTITÀ PLURIME E INTERESSI: GLI ITALIANI IN RECUPERO DI SERIETÀ. In tempi di crisi, gli italiani riscoprono il valore della responsabilità collettiva: il 57,3% è disponibile a fare
sacrifici per l’interesse generale del Paese. Anche se il 46% di questi lo
farebbe solo in casi eccezionali. L'81% condanna duramente l'evasione fiscale: il 43% la reputa moralmente inaccettabile, il 38% pensa che chi non paga le tasse arreca un danno ai cittadini onesti. L’identità italiana è per sua natura molteplice: il 46% dei cittadini si dichiara 'italiano'; i 'localisti' sono il 31,3% e si riconoscono nei Comuni, nelle regioni o nelle aree territoriali di appartenenza; i 'cittadini del mondo', che si identificano nell’Europa o nel globale, sono il 15,4%; i 'solipsisti', che si riconoscono solo in se stessi, sono il 7,3%. Ancora oggi i pilastri del nostro stare insieme fanno perno sul senso della famiglia, indicata dal 65,4% come elemento che accomuna gli italiani.
CALA FIDUCIA IN ISTITUZIONI, CI CREDE 1 ITALIANO SU 4. "Solo un quarto dei cittadini italiani dichiara di avere fiducia nelle principali istituzioni rappresentative (Governo e Parlamento)". "La percezione della crisi economico-finanziaria ha tendenzialmente eroso i livelli di consenso di cui godono le classi dirigenti continentali, ma sembrerebbe esservi una specifica accentuazione italiana della caduta di considerazione nei confronti di chi, in diversi ambiti e a diverso titolo, occupa posizioni di responsabilità o svolge ruoli di influenza" afferma il Censis. Alla classe dirigente la maggioranza degli italiani (59%) chiede adesso "specchiata onestà sia in pubblico che in privato", preparazione (43%), "saggezza e consapevolezza (42,5%).
GIOVANI AL CENTRO DELLA CRISI. Tra il 2007 e il 2010 il numero degli occupati è diminuito di 980.000 unità e tra i soli italiani le perdite sono state pari a oltre 1.160.000 occupati. Nel 2010 quasi un giovane su quattro tra i 15 e i 29 anni non studia nè lavora ed è molto alta, rispetto alla medie Ue anche la quota degli scoraggiati: l’11,2% dei giovani di 15-24 anni, e addirittura il 16,7% di quelli tra 25 e 29 anni, non è interessato né a lavorare né a studiare, mentre la media europea è pari rispettivamente al 3,4% e all’8,5%.. In calo i laureati, che il mercato non assorbe: "Sul versante dell’alta professionalità, siamo di fronte al paradosso di una scarsa, e tendenzialmente in contrazione, produzione di laureati, rispetto alle altre economie avanzate, che ci colloca ancora molto lontani dall’obiettivo comune europeo di giungere al 40% di popolazione di 30-34 anni in possesso di titoli d’istruzione terziaria, e un mercato del lavoro non in grado di assorbirla completamente".
IN CALO PRODUTTIVITÀ E QUALITÀ SERVIZI. Nell’ultimo decennio gli occupati sono aumentati del 7,5%, ma il Pil è cresciuto in termini reali solo del 4%, contro il 9,7% della Germania e l'11,9% della Francia, che hanno registrato incrementi occupazionali rispettivamente del 3% e del 5,1%. Si è ridotta la nostra capacità di generare valore. "La produttività oraria è andata progressivamente calando". Dati alla mano, fatto 100 il livello di produttività medio europeo, l'Italia presentava un valore pari a 117, nel 2010 il differenziale risultava decisamente più contenuto, collocando il nostro Paese sui livelli medi dell'Europa (101), molto lontano da quello dei nostri principali competitor (133 la Francia, 124 la Germania, 108 la Spagna e 107 il Regno Unito) e sempre più simile a quello dei newcomers, dei Paesi che hanno fatto del basso costo del lavoro la loro principale leva di concorrenzialità sui mercati. "Tale dinamica à stata sicuramente condizionata dalla qualità della crescita occupazionale registratasi in Italia negli ultimi anni, che ha visto aumentare i lavori a bassa o nulla qualificazione a scapito di quelli più qualificati".
Lascia a desiderare anche la qualità dei servizi. "In un momento difficile per il Paese, i cittadini e le imprese si trovano a fare i conti con un sistema dei servizi che mostra evidenti segnali di criticità", afferma il Censis, sottolineando che in Italia il valore aggiunto dei servizi cresce pochissimo (+1,3%), scontando pure un decremento nell'ambito delle attività legate al commercio e al turismo. Nel 2011 il trasporto pubblico ha subito mancati trasferimenti in attuazione dell’accordo Stato-Regioni, con queste ultime costrette ad aumentare le tariffe e a ridurre i servizi. Nel triennio 2008-2011 la scuola ha subito una riduzione di circa 57.000 docenti, a fronte di 76.000 alunni in più. E le risorse per l’attuazione dei Piani di offerta formativa si sono ridotte dai 48 milioni di euro del 2010-2011 ai 12 milioni dell’anno scolastico in corso. Nel comparto sicurezza si risente del taglio ai fondi per la manutenzione dei veicoli della polizia e per il carburante, scesi da 80 a 40 milioni di euro. Nelle politiche sociali si assiste alla riduzione tra il 2009 e il 2011 del 65,6% del Fondo nazionale per le politiche sociali e all’azzeramento del Fondo nazionale per la non autosufficienza.
IN POVERTÀ 4 MILIONI DI FAMIGLIE ITALIANE. Nel periodo 2006-2010 si è avuto un aumento di oltre 505.000 (+14,6%) delle famiglie in condizione di deprivazione che ora sono 4 milioni; è aumentato di oltre 1 milione (sono 4,1 milioni in totale) il numero di famiglie che hanno intaccato il patrimonio o contratto debiti. E poi le coppie con figli in povertà assoluta sono aumentate di 115.000 nuclei (+37%) e sono ormai oltre 424.000; le monogenitoriali in povertà assoluta sono aumentate di 65.000 nuclei (+72,3%) e sono salite a 154.000; le famiglie numerose in povertà assoluta con 5 e più componenti sono aumentate di 43.000 unità (+41,6%) e sono ora 147.000. Per ogni famiglia i risparmi accumulati su base trimestrale, si legge nel rapporto, sono passati dai 1.860 euro di fine 2005 a poco più di 1.200 euro alla metà del 2011: una flessione complessiva del 34,5% in cinque anni e mezzo. Nella prima parte dell’anno, soltanto il 28,2% delle famiglie italiane è stato in grado di mettere da parte una quota del proprio reddito mensile, il 53% è andato in pari tra quanto speso e quanto guadagnato, il 18,8% è finito in rosso. La propensione al risparmio delle famiglie italiane, che a metà degli anni ’90 era superiore al 20% del reddito disponibile e a metà dello scorso decennio oscillava ancora tra il 15% e il 17%, ha subito una contrazione, attestandosi oggi su un ben più modesto 11,3%.

UNA "NUVOLA" DA 63 MILIONI SPEZIALI: TRAFFICO IN FORTE AUMENTO.


Il progetto del nuovo aeroscalo di Lamezia Terme
(Lamezia Terme) Ammesso al finanziamento. Il voto positivo di Bruxelles arriva dopo tre anni dalla presentazione del progetto per l'aeroporto lametino che all'inizio di novembre ha totalizzato il record di 2 milioni di passeggeri. Con i 43 milioni di euro dell'Unione europea, ed altri 20 milioni da fonti statali, l'aerostazione verrà completamente ricostruita, diventerà un'enorme nuvola adagiata sulla Piana lametina e aperta sul Golfo di Sant'Eufemia, che potrà ospitare 4 milioni di passeggeri, ma anche hotel, centri commerciali, sale congressi. E soprattutto un collegamento diretto con la vicina stazione ferroviaria. Quello che insomma offre ogni aeroporto del nuovo millennio.
Fanno salti di gioia alla Sacal, società mista che gestisce lo scalo con profitti da tre anni, una vera rarità per la Calabria. Il presidente Vincenzo Speziali, senatore del Pdl, ringrazia innanzitutto la Regione che ha presentato il progetto alla commissione Ue. Lo stesso presidente ricorda che a giorni ci sarà una riunione nella sede della commissione europeo a Lussemburgo con i vertici politici e tecnici della Regione che stanno curando la pratica. Speziali ribadisce che «l'aeroporto è un nodo strategico per il sistema di trasporti in Calabria e la primaria porta d'accesso. «L'aumento delle rotte e del traffico ha comportato la realizzazione in tempi rapidi di un nuovo terminal inaugurato il 12 novembre scorso. L'imponente ritmo di crescita dell'aeroscalo impone l'avvio di servizi sempre più efficienti e A prendersi cura della procedura alla Regione è l'assessore Giacomo Mancini che si occupa di politiche comunitarie. La realizzazione del progetto, secondo l'esponente della giunta, «consentirà all'aeroporto che già rappresenta un nodo centrale per lo sviluppo dell'economia calabrese ed è in costante crescita riguardo al trasporto di passeggeri e merci, di essere ampliato ed ammodernato, adeguando le sue strutture alle crescenti esigenze del traffico aereo». Da Mancini arriva «l'enorme soddisfazione per il nuovo obiettivo raggiunto dal dipartimento programmazione, che si aggiunge ad altri progetti destinati ad implementare concretamente e d efficacemente la rete delle infrastrutture della Calabria. «Il progetto della nuova aerostazione», spiega Giacomo Mancini, «s'inquadra in un programma pluriennale d'interventi per il potenziamento e l'ammodernamento delle infrastrutture aeroportuali, per accompagnare in maniera congruente la crescita di traffico prevista sullo scalo lametino. Infatti», prosegue l'assessore alla Programmazione, «la nuova aerostazione avrà una capacità di oltre 3,5 milioni di passeggeri con standard internazionali di comfort in tutte le sue dotazioni». Secondo Mancini «si tratta un altro esempio di come la Regione abbia intenzione d'invertire la tendenza del passato, quella degli interventi a pioggia che raramente hanno inciso concretamente sulla realtà economica e sociale della Calabria, puntando invece su grandi opere infrastrutturali capaci di cambiare davvero il volto di questa regione e di sollecitare efficacemente lo sviluppo della nostra economia. È questa, d'altronde», conclude l'assessore, «la linea che la giunta guidata dal presidente Scopelliti s'è imposta sin dall'inizio».
moderni, ma potrà essere adeguatamente supportato dalla realizzazione di una nuova aerostazione che sarà capace di assicurare la movimentazione di circa 4 milioni di persone». Nei progetti d'espansione c'è anche l'apertura di un altro terminal dedicato alle compagnie low cost, in particolare all'irlandese Ryanair che da Lamezia fa decollare voli diretti nazionali e per le principali capitali europee.
(v.l.  - gazzetta del sud 02/12/2011)