L'ARMA DELLA CULTURA CONTRO LA VIOLENZA MESSAGGI A VIVERE NEL PIENO RISPETTO DELLE REGOLE SONO STATI INDIRIZZATI AI RAGAZZI DEL PAESE

Un Comitato per l'ordine e la sicurezza all'interno della palestra dell'istituto della scuola primaria di Stefanaconi per ribadire che lo Stato non abbassa la guardia di fronte alla recrudescenza della violenza criminale. L'iniziativa è stata voluta dal prefetto Michele di Bari, con l'intento di dare un segnale forte alla comunità che si sente «smarrita e abbandonata», assediata dalle cosche che hanno cominciato a farsi la guerra. Venti di vendetta che potrebbero sfociare in nuovi fatti di sangue e che potrebbero scatenare una vera e propria guerra di mafia.
E ieri a Stefanaconi il Prefetto ha voluto guardare in faccia tutti, non solo i vertici delle forze dell'ordine, ma anche i rappresentanti della comunità del piccolo centro del Vibonese: il sindaco Saverio Franzè, il parroco don Salvatore Santaguida e la dirigente dell'istituto comprensivo Maria Eugenia Basile. Un incontro per ribadire che lo Stato «si presenta compatto». Al termine della riunione tecnica del Comitato, il Prefetto ha annunciato che sul territorio sono stati potenziati i controlli allo scopo di fronteggiare l'emergenza criminale. Appelli in tal senso erano stati lanciati dopo i recenti fatti di sangue sia dal sindaco che dal parroco.
L'occasione è stata propizia anche per avere un incontro con i ragazzi della scuola Media, che sotto il coordinamento della professoressa Antonella Angelieri, stanno portando avanti un progetto di formazione per la legalità. Dopo il saluto della dirigente, che ha messo in risalto il ruolo fondamentale della scuola, che punta a fare sviluppare la cultura della solidarietà e della legalità, (deterrenti fondamentali contro la violenza), è stata la volta dei ragazzi che hanno posto una serie di domande al Prefetto ed ai vertici delle forze dell'ordine. «La nostra presenza qui – ha spiegato il Prefetto – rappresenta il volto dello Stato, che esprime vicinanza e solidarietà morale a questa comunità per quanto sta accadendo». Il Prefetto ha, quindi, ribadito che lo Stato si fa carico di questi problemi al punto che sono state messe in atto una serie di iniziative tese a fronteggiare l'emergenza sotto il profilo dell'ordine pubblico. «Dobbiamo anche dire che qui non tutto è negativo – ha osservato il rappresentante del Governo, parlando con i ragazzi – ci sono tante realtà di cui dovreste andare fieri: la Scuola, la Parrocchia e le istituzioni». E secondo il Prefetto bisogna ripartire proprio da questi punti fermi per risalire la china e riconquistare gli spazi di democrazia e legalità che il territorio in questi anni ha ceduto
alle bande criminali. A rivolgersi ai ragazzi anche il procuratore Mario Spagnuolo il quale ha voluto richiamare la loro attenzione sui punti di forza della criminalità: «Non è certo la forza militare, ma sono l'ignoranza, il sottosviluppo e la paura della gente. Come uscire da questa situazione? Toglietevi subito dalla testa che possano essere solo le forze di polizia a restituire e difendere la legalità. Il problema si potrà risolvere in maniera definitiva solo attraverso la crescita culturale del territorio. E in questo contesto – ha sottolineato – la scuola è vettore fondamentale». Il procuratore Spagnuolo ha, quindi, esortato i ragazzi a vivere il loro paese nella normalità «anche se dalle istituzioni dovete pretendere i vostri sacrosanti diritti».
Messaggi importanti sono stati lanciati anche dal questore Giuseppe Cucchiara, dal ten. col. Daniele Scardecchia, dal col. Paolo Valle della GdF e dal comandante del Corpo forestale Gaetano Lorenzo Lopez. Da parte di tutti l'invito ai ragazzi a seguire la via della legalità, del rispetto delle regole. Mentre il sindaco Saverio Franzè nell'incontro con i componenti del Comitato ha esternato le sue preoccupazioni per la recrudescenza della violenza criminale sul territorio chiedendo la massima attenzione dello Stato e delle forze dell'ordine. «La nostra comunità – ha detto il sindaco – ha radici che affondano nella solidarietà e nella civiltà contadina e vuole tramandare questi valori alle future generazioni non la violenza».
(Nicola Lopreiato - Gazzetta del Sud 09/03/2012)

RASSEGNA STAMPA 09/03/2012




STEFANACONI: GIOVEDÌ UNA RIUNIONE DEL COMITATO PER L'ORDINE E LA SICUREZZA


Il prefetto di Vibo Valentia, Michele di Bari.
STEFANACONI Una dimostrazione della vicinanza dello Stato. È anche questo lo spirito della riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza convocata per giovedì prossimo, 8 marzo, a Stefanaconi, dal prefetto di Vibo Valentia Michele di Bari.
A renderlo noto è il sindaco di Stefanaconi Saverio Franzè che proprio ieri ha ricevuto la comunicazione dalla Prefettura. La riunione, secondo quanto annunciato dal sindaco si svolgerà, con inizio alle ore 10,30 nei locali della Scuola primaria.
Nei giorni scorsi la pesante situazione acuitasi nel piccolo centro del Vibonese a seguito dell'omicidio di Giuseppe Matina, è stata al centro di un incontro tra il sindaco Franzè e il Prefetto il quale aveva dato ampie rassicurazioni sulla presenza dello Stato accanto alla comunità di Stefanaconi. Nell'ambito dello stesso incontro era stato comunicato a Franzè il rafforzamento della Stazione dei carabinieri di Sant'Onofrio.
(Gazzetta del Sud 0303/2012)

MAIERATO:ATTENTATO DISTRUGGE UN BAR-PIZZERIA

L’esercizio commerciale preso di mira nel corso della notte da incendiari ancora ignoti
(MAIERATO) La criminalità organizzata torna a far sentire in modo minaccioso ed eclatante la propria voce a Maierato.
Un paese già alla prese con il difficile processo di ricostruzione post frana e teatro di una impressionante serie di intimidazioni che, solo per rimanere all’ultimo anno, hanno avuto come bersaglio privilegiato amministratori ed imprenditori locali.
Ma l’escalation dell’arroganza criminale non sembra ancora aver raggiunto la sua massima portata.
Una ulteriore conferma si è avuta alle prime luci dell’alba della giornata di ieri.

Le lancette dell’orologio segnavano le quattro quando un fragoroso e sordo boato ha destato improvvisamente dal sonno gli abitanti di Maierato che in massa, come prima reazione istintiva, pensando i più ad una forte scossa di terremoto, si sono riversati nelle strade.
Ci sono quindi voluti alcun minuti prima di comprendere che l’origine dello scoppio era di natura dolosa.
Ad attirare l’attenzione le alte fiamme e le volute di fumo che si levavano da un immobile ubicato lungo la via Provinciale per Sant’Onofrio, proprio nel quartiere residenziale più vicino alla cosiddetta “zona rossa” dell’area devastata dalla frana.
A provocare l’esplosione un ordigno, estremamente potente come confermerà poi una prima e sommaria quantificazione dei danni causati, collocato presso il bar pizzeria gestito da Daniele Madeddu.
Attività commerciale, questa, già presa di mira dalla criminalità organizzata poco più di due anni fa, quando un analogo attentato dinamitardo aveva causato danni per diverse migliaia di euro.
Prontamente intervenuti sul posto, i carabinieri della locale stazione, guidati dal luogotenente Antonio Cannizzaro, provvedevano ad allertare il comando provinciale dei vigili del fuoco e contestualmente transennavano ed isolavano l’area circostante il fabbricato, posto successivamente sotto sequestro per consentire i necessari rilievi investigativi del caso.
Danni ingenti si registrano anche all’interno del locale

Pesantissimo il bilancio dei danni causati.
L’ordigno ha infatti praticamente distrutto il bar ubicato al piano terra e la pizzeria del piano sottostante.
Danni serissimi ha riportato anche l’appartamento al primo piano, dove sono stati riscontrati danni al solaio ed al tetto. Qui al momento dello scoppio riposavano il proprietario dell’immobile con la moglie ed i tre figli.
In evidente stato di shock i cinque, udito lo scoppio, si sono precipitati in strada. Per fortuna, le loro condizioni di salute non sembrano comunque destare preoccupazione.
Danni strutturali non sembrano avere riportato nemmeno le abitazioni vicine, nei cui giardini, anche a distanza di alcune decine di metri, sono comunque stati rinvenuti numerosi frammenti delle
vetrate del bar andate in frantumi. A farsi portavoce della gravità della situazione e della preoccupazione dei cittadini, il sindaco Sergio Rizzo per il quale “ormai la misura è colma. Maierato ed i maieratani chiedono con forza l’intervento risolutore dello stato attraverso l’impiego di uomini e risorse che siano in grado di garantire l’efficace controllo del territorio”.
Rizzo, dopo aver espresso “piena vicinanza e solidarietà al titolare del bar pizzeria ed ai proprietari  dell’immobile danneggiato”, nel condannare il “vile gesto che ancora una volta mette a repentaglio la tranquillità di una comunità onesta e laboriosa” auspica finalmente “risposte concrete ed immediate”.
“Già nel corso di un incontro precedentemente programmato e previsto in prefettura per lunedì prossimo – prosegue il sindaco - porrò al prefetto la necessità improcrastinabile  di un rafforzamento dell’organico della locale stazione dei carabinieri ed una rapida approvazione del progetto di videosorveglianza integrata, già da tempo da noi presentato, e che  di sicuro potrebbe rivelarsi un validissimo strumento di prevenzione e controllo”.                                                                                     (Raffaele Lopreiato  - Gazzetta del Sud 03/03/2012)

CALABRIA/A3: ANAS, DA DOMANI 3 MARZO, CHIUSURA TRATTO S.ONOFRIO E ROSARNO

L’Anas comunica che, dalle ore 22:00 di sabato 3 marzo alle ore 16,00 di domenica 4 marzo 2012, sarà chiuso al traffico il tratto compreso tra gli svincoli di Sant’Onofrio/Vibo Valentia e Rosarno dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, tra i km 348,250 e 383,000, in entrambe le direzioni.
Il provvedimento, di intesa con le Prefetture competenti per territorio e la Polizia stradale, si rende necessario per eseguire la demolizione del cavalcavia autostradale sito al km 370,100. La demolizione consentirà un celere prosieguo dei lavori di realizzazione della nuova autostrada tra Mileto e Rosarno.
Per effetto della chiusura rimarranno interdetti al traffico anche gli svincoli di Serre (km 360,000) e Mileto (km 369,000), nonché la rampa di ingresso in direzione Reggio calabria dello svincolo di Sant’Onofrio/Vibo Valentia (km 348.250) e la rampa di ingresso in direzione Salerno dello svincolo di Rosarno (km 383.000).
Nelle ore di chiusura i veicoli diretti a sud usciranno allo svincolo di Sant’Onofrio, proseguiranno lungo la strada statale 18 con rientro in Autostrada allo svincolo di Rosarno. Percorso inverso per i veicoli diretti a nord.
Al termine delle attività lavorative resterà chiusa, fino al prossimo 27 luglio 2012, la rampa di uscita dello svincolo di Mileto (km 369.000) in carreggiata nord che interferisce con le operazioni preliminari alla prosecuzione dei lavori di ammodernamento.
 Il traffico veicolare in direzione Salerno in uscita allo svincolo di Mileto potrà utilizzare lo svincolo di Serre, con rientro in autostrada in direzione Reggio Calabria.
L’evoluzione della situazione in tempo reale è consultabile attraverso il sito http://www.stradeanas.it/traffico oppure con l'applicazione 'VAI', disponibile gratuitamente per Android, Ipad e Iphone http://www.stradeanas.it/vaiapp
L’Anas invita gli automobilisti alla prudenza nella guida, ricordando che l’informazione sulla viabilità e sul traffico di rilevanza nazionale è assicurata attraverso il sito www.stradeanas.it e il Numero Verde per l’A3 800.290.092

GOVERNO MONTI: PIÙ COGNOMI PER TUTTI

Le hanno approvate venerdì al Consiglio dei Ministri, e le chiamano norme sulla semplificazione. Sul sito del governo leggiamo che d’ora in poi, velocemente:
1. Chiunque potrà chiedere di aggiungere il cognome materno a quello paterno.
2. Le donne divorziate o vedove potranno aggiungere il cognome del nuovo marito ai propri figli.
3. Per coloro che hanno ricevuto la cittadinanza italiana sarà possibile mantenere il cognome con il quale erano identificati all’estero.
La terza semplificazione è, francamente, incomprensibile, almeno formulata in questi termini: ma che succedeva, fino a adesso, cambiavano cognome quando venivano in Italia? Mah! Ma che le prime due siano semplificazioni, è tutto da dimostrare.
Se le cose stessero veramente così come riportato – e forse, eccessivamente semplificato – dal comunicato stampa del governo, si potrebbero sommare cognomi su cognomi, con evidenti ed imbarazzanti complicazioni per le famiglie allargate, che diventerebbero la disperazione di qualsiasi anagrafe se per disgrazia fosse approvata pure la legge sul divorzio breve, che a questo punto risulta praticamente incompatibile con le semplificazioni suddette: in pochissimo tempo nelle famiglie italiane potrebbe succedere di tutto.
In 13 anni di scuola, per esempio, – fra elementari, medie e superiori – un povero alunno
avrebbe il tempo di vedersi con tutta tranquillità (si fa per dire) almeno tre matrimoni con relativi divorzi, e fra aggiunte di cognomi materni e paterni, potrebbe trovarsi il cognome allungato anche di quattro-cinque volte. Ma poi, che succede ai fratelli di famiglie allargate, quelli che magari uno va con la madre e l’altro col padre, si risposano tutti e due, e magari aggiungono pure i cognomi? Fratelli con cognomi diversi?
Es.: il signor Mobutu viene in Italia e si sposa con la signora Frazzetti. Nascono Giuseppe e Francesca, che si chiameranno Mobutu Frazzetti. Ma i genitori si separano, e si risposano, Mobutu con la signora Faraki, e la Frazzetti con il signor Lorusso. Giuseppe va con la madre, che vuole aggiungere il cognome del nuovo marito, e Francesca va con il padre che, per principio, vuole fare lo stesso, e chiede di aggiungere il cognome della nuova moglie (tra l’altro, perché al consiglio dei ministri non lo hanno previsto? Perché solo le donne possono aggiungere il cognome del nuovo marito, e non viceversa? Forse perché fino adesso non lo ha chiesto nessuno? Ma prima o poi qualcuno lo farà, specie dopo certi divorzi burrascosi, almeno per puntiglio), e quindi avremo Giuseppe Mobutu Frazzetti Lorusso e Francesca Mobutu Frazzetti Faraki.
Che succede se Mobutu divorzia pure dalla signora Faraki e ha un colpo di fulmine con la signora Colucci e se la sposa? Per coerenza vorrà aggiungere pure questo cognome, no? E se invece per disgrazia muore Lorusso e la Frazzetti si risposa con Tasticelli, e si continua anche da questa parte con la tradizione di aggiungere i cognomi?
Se poi il figlio Giuseppe – che si chiama almeno Mobutu Frazzetti Lorusso e forse anche Tasticelli - incontra e sposa Roberta, anche lei figlia di divorziati e con la quota minima di cognomi, cioè tre, diciamo Roberta Fizeri Diaropi Lusati,  che fanno per il cognome dei figli, tirano a sorte?
Poi magari - visto che ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, che non nella tua filosofia -  si scopre che il signor Mobutu è parente stretto dell’ex presidente del Congo, e, in nome della terza sedicente semplificazione introdotta dal governo Monti e per via di un ritrovato orgoglio familiare e patriottico, decide di recuperare l’intero cognome originale, Mobutu Sese Seko Nkuku Ngbendu Wa Za Banga (che nell’idioma locale, secondo alcuni significa “guerriero irresistibile che andrà di conquista in conquista lasciando il fuoco dietro di se”, mentre secondo altri: “il gallo che non si lascia sfuggire nessuna gallina”), un cognome sicuramente originato a sua volta da una probabile legge sulle semplificazioni della repubblica congolese…
* L’Occidentale

IL SENTITO OMAGGIO DELLA COMUNITÀ ALL'EDUCATORE E AL SINDACO DI TUTTI

Il corteo funebre
(SANT’ONOFRIO) L’intera comunità si è ritrovata ieri pomeriggio per porgere l’ultimo saluto al prof. Vito Facciolo, venuto tragicamente a mancare a causa di un incidente stradale occorsogli il giorno prima nella vicina Vibo Marina, dove il professionista possedeva un’abitazione ed abitualmente si recava nei fine settimana per trascorrere alcune ore di relax.
All’origine dell’incidente mortale, un probabile malore che ha colpito Vito Facciolo, facendogli perdere il controllo della sua autovettura che andava a schiantarsi rovinosamente contro un muretto in prossimità del’incrocio per Pizzo, all’altezza del distributore Esso.
Geologo, docente di matematica presso la locale scuola media “Stanislao D’Aloe” dove aveva anche rivestito per lunghissimo tempo la carica di vice preside, il prof. Facciolo aveva concluso da dirigente scolastico alla guida della scuola media di Pizzoni la sua ultraquarantennale missione di educatore di innumerevoli generazioni di giovani studenti.
Anche in qualità di amministratore locale Vito Facciolo non aveva lesinato sforzi, arrivando a rivestire dal  1980 al 1983 anche la carica di sindaco alla guida della lista civica “Croce” che in quel periodo storico si identificava con la Democrazia Cristiana.
Un’esperienza di governo locale, questa, interrotta prima della scadenza naturale del mandato a causa di una serie di minacce ed attentati di cui allora furono destinatari lo stesso sindaco e diversi componenti della sua compagine amministrativa.
Il corteo funebre che ha attraversato piazza Umberto I prima di raggiungere la chiesa matrice era guidato dai suoi diletti figli Filippo, Anna e Raffaele, giovani ed affermati professionisti residenti a Milano.
Al loro fianco una nutrita delegazione degli amministratori attualmente in carica, guidata dal sindaco Tito Rodà, che per l’occasione ha proclamato il lutto cittadino, e dal gonfalone comunale.
Numerosi i sacerdoti che hanno presenziato alla celebrazione del rito funebre, tra cui i parroci che si sono alternati ala guida della comunità parrocchiale in questi ultimi trentacinque anni: don Gaetano Currà, don Maurizio Raniti e don Franco Fragalà, tutti a vario titolo profondamente legati al prof. Facciolo.
E proprio don Currà ha tratteggiato, nella sua omelia, il ritratto del “fervente credente, dell’amministratore capace, dell’educatore instancabile”.
Commosso anche il ricordo della prof.ssa Giovanna Lopreiato che a nome di tutti i colleghi ha evidenziato come con la “scomparsa di Vito Facciolo non viene meno solo un pezzo della nostra storia ma anche e soprattutto una figura importante della scuola migliore”.
Il sindaco Rodà ne ha infine ricordato la “generosità, la capacità di spendersi al servizio degli altri, la costante e attenta presenza nel vissuto del suo paese che amava profondamente”.                             
(Raffaele Lopreiato - Gazzetta del Sud 8/02/2012)