(S.COSTANTINO CALABRO) Don Maurizio Raniti, 45 anni, originario di San Gregorio D'Ippona, e' il nuovo parroco di San Costantino Calabro. L'investitura ufficiale e' avvenuta nella giornata di ieri, nel corso della solenne celebrazione eucaristica presieduta in mattinata dal vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo. Ad accogliere don Raniti, nella chiesa parrocchiale gremita fino all'inverosimile, l'intera comunità cittadina con in testa il sindaco Nicola Derito. Nel presentare il nuovo pastore, mons. Renzo ha messo in risalto la "generosa disponibilità di don Maurizio che con entusiasmo ha accolto il mio invito a venire in questa comunità per subentrare al compianto don Salvatore Albanese, da poco scomparso". E proprio sulla necessità di "proseguire nel segno della continuità del messaggio evangelico così profondamente testimoniato da don Salvatore", il vescovo ha esortato la comunità a "godere della ventata di novità che di sicuro porterà con se il nuovo parroco". "Don Raniti - ha concluso il presule - come nella parabola del buon samaritano e' il pastore che vi viene incontro rendendo visibile a tutti voi l'amore infinito di Dio". Dopo il solenne giuramento e la professione di fede da parte di don Raniti, e' toccato al sindaco Derito porgere a nome di tutto il paese il più affettuoso e caloroso saluto di benvenuto al nuovo parroco. Nel suo intervento, il primo cittadino ha messo in risalto le grandi potenzialità sociali e culturali di San Costantino, senza però nascondere le diverse problematiche che, anche a causa della particolare congiuntura economica sfavorevole, attanagliano il paese. E proprio nel campo della "tutela dei deboli e della formazione delle nuove generazioni" il sindaco ha esortato il nuovo parroco ad una "collaborazione fattiva e proficua che di sicuro darà copiosi frutti". Don Raniti, dal canto suo, nel presentarsi ai nuovi parrocchiani si è inizialmente soffermato in modo commosso nel ricordo del suo predecessore "don Sasa', che per un trentennio ha svolto con generosità in questa comunità la sua opera pastorale improntata ad amore, carità e misericordia". Riguardo alla sua nuova missione, don Maurizio ha invitato la comunità alla "conoscenza ed al rispetto, sempre animati dalla reciproca buona fede". Una profonda umanità, la semplicità nel rapportarsi agli altri, la capacità innata di entrare subito in sintonia con i giovani recependone le istanze di novità e cambiamento per poi trasformarle in progetto di vita compiuta improntata ai precetti evangelici, sono i tratti salienti che da sempre ispirano l'operato di don Maurizio Raniti. E proprio su questi capisaldi si è innervata l'azione pastorale che ha caratterizzato la sua precedente permanenza nelle realtà parrocchiali della Sacra Famiglia (Vibo Valentia), di Sant'Onofrio e di Gesù Salvatore (Vena di Ionadi), nella giornata di ieri tutte presenti con qualificate delegazioni per testimoniare ancora una volta la speciale devozione e affetto verso il loro indimenticato ex parroco.(Raffaele Lopreiato)
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SENZA LAVORO NON C’È DIGNITÀ DELL’UOMO
Ospitiamo una riflessione di don Maurizio Raniti, parroco di Vena di Jonadi, da sempre sensibile e vicino alle persone e alle problematiche della comunità Santonofrese.
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| Don Maurizio Raniti |
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Certe immagini ti colpiscono ed assorbono la tua attenzione, certe parole ti entrano dentro e ti fanno riflettere ed anche stare male: “Morire per il lavoro”. Il diritto inalienabile dell’uomo, il diritto della nostra costituzione, quel diritto che realizza la persona nel suo vivere sociale, quando non c’è, e questo è il paradosso, rischia di diventare nella sua assenza strumento di morte.
Tutti lo cercano, tutti lo vogliono solo pochi lo trovano. Questa è una piaga, oggi in generale, ma per noi gente del sud ed in modo particolare per la nostra provincia, che ormai è in cancrena. Che tristezza leggere “Morire per il lavoro”. Eppure nella preghiera del Padre Nostro, noi cristiani diciamo …” Dacci oggi il nostro pane quotidiano…”. Non c’è pane senza lavoro, non c’è fame saziata senza pane, non c’è dignità vera dell’uomo se si ha fame. Gente che grida, gente disperata...
Persone che lottano per un diritto, persone che lottano per mangiare…e sono semplici conoscenti, amici, fratelli o sorelle, genitori. Sono anime in pena e cuori affranti che nella disperazione si aggrappano ad ogni possibilità pur di sopravvivere. Sono coloro che non hanno il coraggio di guardare i propri figli negli occhi, perché non hanno nulla da consegnargli per il loro futuro. Ed è così allora che si concretizza l’immagine di un uomo sospeso su di un campanile, seduto ai piedi di una croce stagliata verso il cielo. Visione nuda, cruda, forte, ma reale ed amara. C’è Cristo Signore che è morto per amore, per il peccato, per dare all’uomo la vita vera. C’è Lui che è morto facendosi pane e consegnandone ceste piene fino ad avanzarne e c’è l’uomo, di questo tempo di abbondanza, che si siede ai piedi del suo trono di gloria per implorare e sfidare la morte, per deporre lì su quel nuovo Golgota, la delusione e l’amarezza di una vita senza senso. Sono solo emozioni le mie, scaturite da parole lette e da immagini viste che mi sono entrate dentro e mi hanno toccato. Il mio scrivere è un profondo sentimento di solidarietà verso chi ha perso il lavoro o non lo ha, con la speranza che le Istituzioni possano prendere a cuore questa cruda realtà e che sappiano divenire balsamo per curare la piaga di tante famiglie e della nostra società.
Persone che lottano per un diritto, persone che lottano per mangiare…e sono semplici conoscenti, amici, fratelli o sorelle, genitori. Sono anime in pena e cuori affranti che nella disperazione si aggrappano ad ogni possibilità pur di sopravvivere. Sono coloro che non hanno il coraggio di guardare i propri figli negli occhi, perché non hanno nulla da consegnargli per il loro futuro. Ed è così allora che si concretizza l’immagine di un uomo sospeso su di un campanile, seduto ai piedi di una croce stagliata verso il cielo. Visione nuda, cruda, forte, ma reale ed amara. C’è Cristo Signore che è morto per amore, per il peccato, per dare all’uomo la vita vera. C’è Lui che è morto facendosi pane e consegnandone ceste piene fino ad avanzarne e c’è l’uomo, di questo tempo di abbondanza, che si siede ai piedi del suo trono di gloria per implorare e sfidare la morte, per deporre lì su quel nuovo Golgota, la delusione e l’amarezza di una vita senza senso. Sono solo emozioni le mie, scaturite da parole lette e da immagini viste che mi sono entrate dentro e mi hanno toccato. Il mio scrivere è un profondo sentimento di solidarietà verso chi ha perso il lavoro o non lo ha, con la speranza che le Istituzioni possano prendere a cuore questa cruda realtà e che sappiano divenire balsamo per curare la piaga di tante famiglie e della nostra società.don Maurizio Raniti
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