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| GAZZETTA DEL SUD 01/09/2016 |
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STEFANACONI:DON SALVATORE RIMARRÀ A STEFANACONI
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| Don Salvatore Santaguida e il Vescovo mons. Luigi Renzo |
(STEFANACONI) Don Salvatore Santaguida, da 18 anni parroco di Stefanaconi, molto probabilmente rimarrà al suo posto. La notizia è trapelata ieri, alla vigilia dell’insediamento del nuovo parroco. Oggi, infatti, era prevista la cerimonia di accoglienza di don Domenico Barletta che avrebbe dovuto sostituire don Salvatore alla guida spirituale dei fedeli del piccolo centro.
Ma da quanto emerso don Salvatore dovrà rimettere le valigie al loro posto e rimandare a data da destinarsi il viaggio a Catanzaro dove l’attendeva l’incarico di vice rettore del Seminario. Per il momento, infatti, da Stefanaconi non dovrebbe muoversi.
In tal senso si sarebbe determinato il vescovo, mons. Luigi Renzo dopo un’attenta valutazione della complessa situazione che caratterizza il centro limitrofo alla città capoluogo e dopo una serie di consultazioni con lo stesso sacerdote, il quale si sarebbe rimesso – come già fatto in precedenza – alla volontà del Vescovo e della Conferenza episcopale calabra che aveva deciso di affidargli il prestigioso incarico di vice rettore del Seminario.
Questa vicenda, comunque, al di là di come andrà a finire, non è di vincitori e vinti. Nessun passo indietro o in avanti è stato o sarà compiuto. Piuttosto appare come una storia di responsabilità. In altre parole se don Salvatore rimarrà a Stefanaconi, così come pare sia, non significa che il Vescovo di punto in bianco abbia cambiato idea pressato da chissà che. Al contrario dimostra la capacità di mons. Renzo di “leggere” i fatti e di saper ascoltare, di valutare il peso e l’effetto della presenza del sacerdote in quella parrocchia e di pensare prima di ogni altra cosa alla comunità dei fedeli, nel caso di Stefanaconi in un certo qual modo “allargata”. In quest’ottica, dunque, se ha assunto la decisione di chiedere a don Salvatore di rimanere ha dimostrato di essere stato “un pastore” nel senso evangelico del termine. Un aspetto che i fedeli di Stefanaconi – i quali non erano certo pronti a fare barricate, né a inneggiare vittorie e che solo con toni sommessi avevano fatto presente al Vescovo l’importanza di continuare ad avere il sacerdote al loro fianco – particolarmente apprezzeranno.
Allo stesso modo se le voci trapelate non dovessero rilevarsi veritiere e se don Salvatore dovesse andare a Catanzaro, a vincere sarebbe sempre il senso di responsabilità.
In questo caso verso la Chiesa e i suoi nuovi sacerdoti.
(Marialucia Conistabile - Gazzetta del Sud 30/08/2012)
SANT’ONOFRIO: FURIOSA LITE FRA DUE FAMIGLIE, FERMATE SEI PERSONE
SANT’ONOFRIO. Il litigio avrebbe potuto avere un epilogo ben più grave e diverso, ma alla fine il tutto si è risolto con il fermo di ben sei persone di Sant’Onofrio: due di un nucleo familiare (marito e moglie), quattro di un altro (marito, moglie e due figli).Un fermo, comunque, durato soltanto poche ore in quanto il sostituto procuratore di Vibo Valentia Santi Cutroneo ha disposto la scarcerazione di tutte le persone coinvolte non ritenendo ci fossero i presupposti della flagranza. Si è concluso così, quasi senza colpo ferire, l’ennesimo contrasto che da qualche tempo rende fibrillanti i rapporti tra il nuclo familiare composto da quattro persone (tutti difesi dall’avv. Francesco Rombolà) e l’altra famiglia (a rappresentare i coniugi l’avv. Rosaria Barbuto). Vicende e dissapori vecchi – che sarebbero legati a un lavaggio – che, in più di un’occasione, hanno creato scintille tra le due famiglie o fra elementi dell’una e dell’altra. Una escalation di incomprensioni, di offese e ingiurie telefoniche, di aggressioni verbali e di muro-contro-muro che, sabato sera, ha rischiato, per l’ennesima, volta di sfuggire di mano. Le tensioni fra i due nuclei familiari si sono, infatti, improvvisamente riacutizzate tanto da richiedere sul posto l’intervento di carabinieri e polizia.
Insomma una serata infuocata quella di sabato a Sant’Onofrio e non solo per le alte temperature, tanto da fare scattare il fermo di tutte le persone che, in un modo o in un altro, prima o dopo, sono state trovate dalle forze dell’ordine sul luogo di quella che avrebbe potuto degenerare in violenta rissa anche a causa della presenza di bastoni e qualche coltello.
Ma per le sei persone coinvolte il tutto si è poi risolto nel migliore dei modi, sempre che fra le due famiglie non si riaccenda qualche nuova scintilla.
Marialucia Conistabile, Gazzetta del Sud 06/08/2012
LE OLIVE DEL PARCO URBANO ALLA TALITÀ KUM
Nell'attesa che in località Vajoti di Sant'Onofrio arrivi il tempo giusto per ripiantare gli ulivi tagliati, nel parco urbano cittadino di Moderata Durant è iniziata la raccolta di olive. Nell'uno e nell'altro caso protagonista è la cooperativa sociale Talità Kum, costituita nell'ambito del programma Policoro che lo scorso novembre ha subito il taglio di ben mille piante di ulivo, coltivate nel terreno dell'imprenditore agricolo Pietro Lopreiato, socio della cooperativa.E proprio a seguito di quell'attentato il sindaco della città capoluogo Nicola D'Agostino e l'assessore all'Ambiente Pietro Comito come segno tangibile di solidarietà alla cooperativa, presieduta da Giovanni Pileggi – che vede tra i promotori due giovani sacerdoti: don Salvatore Santaguida e don Domenico Muscari, rispettivamente parroci di Stefanaconi e di San Nicola da Crissa – decisero di consegnare alla Talità Kum i frutti dei circa cento ulivi secolari del parco urbano. Raccolta che i soci della cooperativa sociale hanno effettuato nella
giornata di ieri arrivando al completo nel parco di Moderata Durant con l'apposito mezzo agricolo utilizzato per scuotere le piante senza danneggiarle e far cadere i frutti. Prima di procedere a scuotere gli ulivi i soci della Talità Kum hanno provveduto a stendere le reti.
Il raccolto, sebbene non di proporzioni stupefacenti visto il numero di ulivi disponibili, consentirà comunque alla cooperativa sociale – che ha realizzato l'attività con i contributi della Diocesi – di incrementare la produzione di olio extravergine d'oliva di alta qualità che viene commercializzato. Il taglio delle mille piante in località Vajoti, infatti, rischiava di mettere in ginocchio le speranze e il duro lavoro fatto negli anni.
Ringraziamenti al sindaco D'Agostino e all'assessore Comito sono stati espressi dai soci della Talità Kum i quali hanno apprezzato questo gesto di solidarietà «sana» che rappresenta, inoltre, il segno della vicinanza delle istituzioni alla cooperativa finita nel mirino della criminalità che in quella zona esercita una pressione non indifferente.
Ma se in una notte in località Vajoti è stato fatto scempio dell'intera piantagione, il gesto anziché far arretrare i soci della Talità Kum ha aumentato in loro la determinazione ad andare comunque e sempre avanti. Nei giorni successivi all'attentato – che potrebbe avere una matrice estorsiva – era stata ribadita con fermezza l'intenzione di ripiantare tutti gli alberelli: «Mille ulivi recisi, altrettanti rifioriranno». Un obiettivo che la cooperativa sociale si prefigge di raggiungere grazie alla solidarietà di scout, Movimento dei focolatini e privati i quali hanno già donato nuove piante d'ulivo alla Talità Kum che ritiene di "pareggiare" il numero di alberi nuovi con quelli tagliati in questi mesi d'attesa del periodo giusto per piantare.
In particolare il tipo di ulivo su cui lavora la cooperativa è denominato "tondo di Filogaso", si tratta di una specie arborea autoctona che cresce proprio in quelle zone dove l'uliveto sorge.
(Marialucia Conistabile - Gazzetta del Sud 03/01/2012)
MILLE ULIVI RECISI, ALTRETTANTI RIFIORIRANNO.
Don Salvatore Santaguida: qui senza armi e motoseghe per ripiantare gli alberi anche altre cento volte
(Sant'Onofrio) Talità kum: la cooperativa sociale alza la testa e proprio dall'uliveto raso al suolo a colpi di motoseghe, lancia il suo messaggio. In quella stessa terra ogni singola pianta di ulivo sarà ripiantata; mille ne sono state tagliate e altrettante o forse più rifioriranno. Non una sfida nei confronti di quanti hanno agito vigliaccamente e di notte, ma un chiaro messaggio per fare loro capire che i soci della cooperativa – nata nell'ambito del più ampio progetto Policoro della diocesi – sono pronti a difendere «ciò che Dio ha creato» e «che ora è stato offeso». Parole che, ieri mattina, sono riecheggiate in località Vajoti di Sant'Onofrio dove, nell'uliveto distrutto, si è svolta una preghiera di ringraziamento nella giornata dedicata dai vescovi ai frutti della terra. Iniziativa voluta dall'Ufficio diocesano in collaborazione con le parrocchie di Sant'Onofrio, Stefanaconi e San Nicola da Crissa. E mentre il vento intrecciava preghiere e parole, un bimbo di pochi anni si è avvicinato a uno degli ulivi recisi e ha iniziato delicatamente a raccogliere le olive, stando bene attento a non farne cadere nessuna. Un gesto spontaneo che più di ogni altro ha testimoniato il rispetto verso una forma di vita. Una lezione resa ancora più grande dal fatto che a compierla è stato un bambino di pochi anni.
Ieri in località Vajoti non solo il bimbo ma tutti i presenti tra gli alberelli irrimedibilmente recisi, sebbene carichi di frutti, hanno "cantato" un sorta di inno alla vita. Nel lembo di terra coltivato dal socio della "Talità kum" Pietro Lopreiato è stato, di fatto, celebrato l'inno alla creazione, nella sua generalità. Vite da rispettare, qualunque sia la loro origine, da amare e preservare. «Dobbiamo vincere la cultura del disprezzo della vita e della creazione – ha detto don Piero Furci – è difficile ma noi siamo qui, dove altri hanno creduto di distruggere, per dire no. Ma per riuscire as far rinascere questa terra e la nostra regione dobbiamo essere uniti e compatti, stare al fianco di chi, come questi ragazzi, resistono, perché altrimenti, nonostante la vicinanza e la presenza delle forze dell'ordine che ringraziamo, finiranno per rischiare. Purtroppo senza "martiri" questa nostra terra non si risolleva».
Più volte don Piero Furci ha trovato il modo per esaltare il valore della vita, dell'ambiente e per portare in luce le violenze e soprusi dell'uomo. «Poi abbiamo paura quando arriva l'acqua, che questa volta ci ha risparmiati – ha commentato – ma prima dobbiamo chiederci cosa abbiamo fatto per conservare integro quanto Dio ci ha donato. Invece spesso si preferisce non vedere, si preferisce assistere in silenzio alle gravi bestemmie che vengono formulate nei confronti di Dio creatore ogni qual volta si consuma un crimine, anche ambientale come accaduto qui. E davanti a tutto questo non c'è altra strada da percorrere se non quella di reagire». In mezzo agli ulivi «che sembrano morti ma non lo sono finché noi non lo saremo», accanto ai soci della cooperativa "Talità kum" molti agricoltori dai volti segnati dalla fatica e i genitori di Michele Penna, il cui corpo a lungo è stato cercato nella stessa località. «Gente senza armi e senza motoseghe», ha sottolineato don Salvatore Santaguida, parroco di Stefanaconi e tra i fondatori della cooperativa «ma che con dignità e fermezza è qui per promettere che questo uliveto rifiorirà. Quando sarà tempo gli ulivi verranno ripiantati. Inizieremo con quelli che ci hanno offerto gli scout e i Focolarini e poi con tutte le piante che chi vorrà ci offrirà». Insomma l'albero della vita e della speranza è pronto a dare ancora una volta i suoi frutti. Il lembo di terra di località Vajoti è pronto ad accoglierli e tale rimarrà, qualunque cosa possa ancora accadere.
A dare voce alla determinazione delle persone che ieri hanno partecipato alla preghiera ancora una volta è stato don Salvatore. Si è rivolto con le mani tese verso quanti, muniti di motoseghe, hanno creduto di uccidere la fede e la speranza: «Cari fratelli mafiosi che avete fatto questo, che avete agito nella notte con vigliaccheria e con stupidità, voi non avete ucciso la libertà e la speranza perché noi non siamo soli e siamo pronti a ripiantare gli ulivi anche altre cento volte. Quanti hanno comandato questo crimine – ha proseguito il sacerdote – non amano Dio, sono accecati dall'odio e dal vile guadagno, quello senza sudore fatto sulle spalle e sul lavoro degli altri. Ma il coraggio altro non è che la paura vinta e noi, insieme a tutti voi, coraggio ne abbiamo. Noi con voi e mai soli, perché da soli si muore nello spirito e nel corpo». Presenti, tra gli altri, anche l'imprenditore Pietro Lopreiato e don Domenico Muscari, parroco di San Nicola da Crissa, anche il presidente della Talità kum Giovanni Pileggi ha espresso solidarietà e vicinanza «all'amico e socio Lopreiato» e ribadito la volontà di andare avanti a testa alta.Marialucia Conistabile – Gazzetta del Sud 13/11/2011
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